Lockdown in Lombardia

Ricciardi: "A Milano il virus circola tantissimo, blocco necessario". Il governatore Fontana frena: "Non ci sono le condizioni". Il sindaco Sala: "Non è come in primavera, presto per decidere". Scienziati ancora divisi, Zangrillo contro Galli

Lockdown in Lombardia

Un'ipotesi che fa venire i brividi solo a pensarci. Ai cittadini, ai commercianti, ai politici. Ma che, stando ai dati dei contagi, alle analisi degli epidemiologi e alla richiesta esplicita dei pronto soccorso lombardi non sembra poi così peregrina. Milano rischia il lock down, anche se il sindaco Beppe Sala ha subito tirato il freno a mano. «Non mi risulta, ma se si potrà parlare di un'eventualità almeno tra quindici giorni, non prima».

A lanciare l'allarme, in maniera piuttosto secca ieri mattina Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza per l'emergenza Covid-19 e ordinario di Igiene alla Facoltà di medicina dell'università Cattolica di Roma: «Ci sono delle aree del paese dove la trasmissione è esponenziale. A Milano e Napoli uno può prendere il Covid entrando al bar, al ristorante, prendendo l'autobus. Stare a contatto stretto con un positivo è facilissimo perché il virus circola tantissimo. In queste aree il lockdown è necessario, in altre aree del paese no. Ci troviamo in presenza di migliaia di soggetti asintomatici che tornano a casa, dove non si indossa la mascherina, ci si bacia e ci si abbraccia». Duplice il piano del ragionamento: la circolazione «impazzita» del virus e gli asintomatici, ovvero chi è infetto ma non sa di esserlo perché sta apparentemente bene. Un'opzione che «mi rattrista in maniera violenta», ma che «non può non essere considerata» commenta Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano e docente all'università Statale del capoluogo lombardo.

I contagi continuano ad aumentare, i pronto soccorso lombardi lanciano l'allarme, la posta in gioco è altissima. Molto più prudente, vista la tensione e la rabbia che si respirano all'ombra della Madonnina, e che hanno scatenato la devastazione lunedì notte, però Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano e che il Dpcm è entrato in vigore da 72 ore. «Se è vero che esiste un tema grandi città e Covid, è anche vero che il Dpcm ha fatto il possibile in questo contesto, bilanciando le esigenze della salute e quelle dell'economia. Aspettiamo 15-20 giorni per valutare gli effetti».

Scettico Alberto Zangrillo, primario di terapia intensiva dell'ospedale San Raffaele: «Chiudere Milano e Napoli è qualcosa di estremamente importante e significativo e penso che debba essere preannunciato e fatto dal Capo del Governo. Il professor Ricciardi avrà degli elementi che lo portano a dire con senso di responsabilità quanto ha detto». Ma Zangrillo ne ha anche per Galli: «Mi denunci e la chiudiamo qua».

Ad alzare la guardia e la soglia di allarme i medici in trincea che si dicono già stremati, tanto da chiedere la chiusura totale. «Il virus è estremamente contagioso e il sistema assistenziale, soprattutto in alcune aree della Regione è vicino al collasso - spiega Guido Bertolini responsabile del Coordinamento Covid-19 dei Pronto Soccorso lombardi -. Purtroppo, siamo di fronte ad una seconda grave emergenza. L'aumento repentino dei contagi ha raggiunto il livello soglia che determina uno stress sul sistema ospedaliero. Una situazione pericolosa che impone scelte e strategie immediate .- continua -. Chiediamo di applicare, subito, le misure più restrittive di contenimento della diffusione del virus nella società, su tutto il territorio regionale, o almeno nelle aree più a rischio (come Milano) senza indugio e a costo di impopolarità». A buttare acqua sul fuoco la politica locale, in primis il primo cittadino Sala: «Non mi hanno consultato, ma non credo che sia così» ha risposto. «Nel rispetto di Ricciardi - ha aggiunto il sindaco - ho appena ricevuto un sms di un virologo di cui mi fido molto che dice che ieri c'erano circa 80 pazienti intubati a Milano e 201 in Lombardia. Noi ci ricordiamo i numeri di aprile, che erano 1.500-1.700. Ma, anche nella peggiore delle ipotesi, avremmo 10-15 giorni per decidere un eventuale lockdown». Esclude l'eventualità di riparlarne tra una quindicina di giorni, anche per valutare l'impatto sulla diffusione dell'epidemia delle nuove misure restrittive? «Non ho assolutamente elementi per dirlo, ma se mi si chiede se adesso sono d'accordo, dico di no» ha replicato secco. «Non ci sono le condizioni per chiudere la Lombardia e dichiarare il lockdown» nemmeno per il governatore lùmbard Attilio Fontana.

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