La riforma rafforza la Casta e non semplifica: No, grazie

Perché la riforma costituzionale di Renzi è un'enorme occasione persa

La riforma rafforza la Casta e non semplifica: No, grazie

La riforma costituzionale di Renzi è un'enorme occasione persa perché non affronta nessuno dei grandi temi aperti fin dall'entrata in vigore della nostra Costituzione. A distanza di quasi settanta anni, il governo chiede agli italiani di esprimersi su una proposta di modifica della nostra legge fondamentale che ignora tutte le questioni che per anni hanno occupato il dibattito politico-costituzionale nella nostra Nazione.

Renzi non abolisce il Senato della Repubblica ma lo trasforma in una casta di consiglieri regionali e sindaci, che non saranno più eletti direttamente dagli italiani ma nominati dalle segreterie dei partiti e avranno anche l'immunità. Renzi non abolisce la famosa «navetta» ma complica enormemente l'iter legislativo. A seconda delle diverse interpretazioni, i procedimenti di approvazione delle leggi diventano 7, 10 o addirittura 13. Non solo: la riforma attribuisce al Senato una lunga e confusa serie di competenze, che permetteranno al Senato di votare e modificare le leggi approvate dalla Camera. Il risultato è il contrario della semplificazione promessa da Renzi. Il Senato rimarrà e rimarranno intatti quasi tutti i suoi costi. Lo ha scritto nero su bianco la Ragioneria Generale dello Stato: la riforma taglierà solo il 9% del peso di Palazzo Madama sulle casse pubbliche. Il Senato avrà poi un ruolo fondamentale: partecipare alla formazione e all'attuazione delle politiche dell'Unione Europea e valutare il loro impatto sui territori. Qui siamo al capolavoro: togliere definitivamente al popolo la possibilità di votare sugli atti della Ue che massacrano l'Italia come la direttiva Bolkestein, le sanzioni alla Russia o l'ingresso della Turchia in Europa per consegnare questo potere ad una casta di politici nominati dalle segreterie di partito.

Come si fa a non riconoscere che la madre di tutte le riforme sarebbe stata l'elezione diretta del capo dell'esecutivo? Una vera riforma della Costituzione avrebbe dovuto scrivere due norme chiare: spetta agli italiani eleggere direttamente il capo dell'esecutivo e il Parlamento rimane in carica finché il capo dell'esecutivo non viene sfiduciato. Solo così avremmo avuto una democrazia efficiente nella quale chi governa viene messo nella condizione di affrontare e risolvere i problemi e chi vota è nella condizione di giudicare i risultati e agire di conseguenza. Ma la «Repubblica presidenziale» che vogliamo costruire deve essere anche la «Repubblica delle autonomie». Il capo dell'esecutivo eletto dal popolo è il supremo garante dell'Unità nazionale che si articola però in vere autonomie territoriali.

In sintesi noi avremmo voluto: un governo forte, un Parlamento più snello e un rafforzamento delle autonomie, in particolare dei Comuni e dei sindaci. È sacrosanto superare il bicameralismo perfetto, ma si sarebbe dovuto fare abolendo una volta per tutte il Senato, non la possibilità per i cittadini di eleggere i senatori.

Noi vogliamo uno Stato che garantisca pari opportunità a tutti, ma prima ancora vogliamo che la ricchezza si possa creare e che una volta creata non venga espropriata. Per questo abbiamo chiesto di introdurre un tetto massimo alla tassazione pari al 35% nel rapporto tra entrate tributarie e Pil. Infine, noi abbiamo proposto una radicale modifica della Costituzione nella parte in cui vieta ai cittadini di esprimersi sui trattati internazionali, a partire da quelli che regolamentano il nostro stare nella Ue nell'Eurozona.

Elezione diretta del capo dell'esecutivo, abolizione del Senato e un Parlamento più snello, federalismo municipale, tetto alle tasse e sovranità popolare sono i principali motivi del nostro «No, grazie».

Il 4 dicembre gli italiani hanno un'occasione unica: in un colpo solo possono bocciare una pessima riforma della Costituzione e riappropriarsi della propria sovranità, mandando a casa un governo abusivo e che fa gli interessi delle lobby e dei poteri forti.

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