Riforme al palo, Berlusconi decisivo

Il leader azzurro detta le condizioni al premier in panne al Palazzo Madama: modifiche all'Italicum e ritorno al Senato elettivo

Riforme al palo, Berlusconi decisivo

RomaBreve stop alle vacanze per il Cavaliere, volato a Milano per occuparsi in prima persona, nei prossimi giorni, della campagna acquisti del Milan. Ma a villa Certosa ci tornerà presto; non per vendere perché se è vero che la splendida villa in Sardegna è stata fatta vedere a chi avrebbe denaro sufficiente per l'acquisto, non c'è nemmeno un proto accordo per cederla.

Sul fronte politico, invece, il punto fermo resta il documento approvato all'unanimità durante il consiglio nazionale di Forza Italia di quattro giorni fa: «Basta Nazareno». Tuttavia la politica è un mostro in divenire e maggioranza e opposizione non vivono certo in compartimenti stagni. Paolo Romani parla con Denis Verdini ma anche con Luca Lotti e Maria Elena Boschi che naturalmente si confrontano con Denis. La situazione è delicata. Soprattutto per il premier mai così debole come adesso. I numeri al Senato ballano e lo sanno sia Renzi sia Berlusconi. Per cui, per far tagliare il traguardo alla riforma costituzionale, il premier è di fronte a uno scomodo dilemma: cedere o rischiare di cadere. E qui si inserisce il Cavaliere che ha l'occasione di rientrare in partita. Non gratis, of course .

È soprattutto attraverso il capogruppo in Senato Paolo Romani - ben più trattativista dell'ostico Brunetta - che il leader di Forza Italia fa sapere a Renzi quali sono le condizioni per un eventuale via libera alle riforme: Senato elettivo per evitare che diventi un dopolavoro dei consiglieri regionali; e modifica della legge elettorale (già approvata) con l'introduzione del premio di maggioranza alla coalizione anziché alla lista. Sul fronte delle riforme c'è cauto ottimismo tra gli azzurri: in fondo cedendo sull'elezione dei nuovi senatori Renzi potrebbe disinnescare anche parte della sua minoranza interna. Più difficile sarà strappare la modifica dell'Italicum perché, per farlo, occorrerebbe un nuovo disegno di legge di modifica. A meno che - è questa la recondita speranza del Cavaliere - il Pd non si spacchi per davvero e a quel punto nemmeno a Renzi converrebbe tenere il premio alla lista.

Insomma, il boccino è nelle mani del premier, mai come ora sotto scacco della sua minoranza. Sulla sua testa pende sempre la spada di Damocle di una scissione a sinistra e settembre sarà il mese clou. Anche perché c'è un altro passaggio che gli azzurri ritengono fondamentale: allora dovranno essere sostituiti i presidenti delle commissioni di palazzo Madama e se Renzi (com'è tentato di fare) si sbarazzerà dei dem mettendo senatori a lui vicini, la tensione nei rapporti con la minoranza del partito potrebbe subire un'escalation.

Berlusconi sarà lì. Pronto a dire la sua. E a dare, se occorre, una mano; ma con paletti ben piazzati a terra: «Sulle riforme costituzionali abbiamo poche ma essenziali proposte migliorative del testo - spiega Maurizio Gasparri - a dimostrazione della nostra volontà di andare avanti in maniera costruttiva, senza inciuci o resuscitando patti ormai defunti. Ci si confronti apertamente su questo. Altro non ci interessa». E Renato Brunetta conferma: «Forza Italia non rinuncia al dialogo, ma a due condizioni ineludibili: una riguarda la legge costituzionale in discussione al Senato, l'altra l'Italicum».

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