"La Costituzione è uno scherzo per te?". È la domanda che campeggia su uno dei cartelli alzati nella piazza di Kiev, poche ore dopo l'ennesima notte di missili russi, costata la vita a tre persone. Una domanda che non interpella soltanto Zelensky, ma un intero sistema politico chiamato a dimostrare che la democrazia può sopravvivere anche sotto le bombe. Perché, mentre la guerra continua a consumare uomini e città, l'Ucraina scopre che la sua battaglia più delicata potrebbe essere quella per conservare la fiducia nell'establishment. Le migliaia di manifestanti scesi in piazza a Kiev e in numerose altre città, anche in serata, contestano la rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, divenuta il simbolo delle tensioni ai vertici dello Stato in un momento di grande fragilità.
Arrivato a gennaio, Fedorov si era imposto come il volto della modernizzazione dell'esercito: più tecnologia, più droni, meno vite sacrificate nella logica del contatto. Per molti militari incarnava l'idea di un'Ucraina capace di innovare mentre resisteva all'offensiva russa. Ma dietro il rimpasto è esplosa una guerra parallela, combattuta nei corridoi del potere. L'ex ministro accusa il comandante in capo Oleksandr Syrskyi di aver imposto a Zelensky un ultimatum, "o lui o io", dopo che aveva proposto di rinnovare i vertici delle Forze armate. "Preferisce gli intrighi piuttosto che affrontare i problemi, con lui non si vince la guerra", ha attaccato Fedorov, che ha anche rifiutato l'offerta del presidente di diventare suo consigliere, rivendicando il significato politico delle proteste: "la gente non è scesa in piazza per me, ma per sé stessa". Syrskyi ha liquidato la questione con un "spero che rimanga nella nostra squadra". Zelensky ha evitato qualsiasi tipo di scontro verbale con i manifestanti, rivendicando il diritto a protestare anche in tempo di guerra: "stiamo combattendo per la libertà e la democrazia. Hanno fatto bene a manifestare". Prudente la reazione del Cremlino. Il portavoce Peskov ha minimizzato sui rimpasti, sostenendo che per Mosca conta soprattutto che a Kiev emerga una leadership pronta ad assumere "decisioni responsabili" per una soluzione del conflitto.
L'uscita di Fedorov ha innescato un effetto domino: si sono dimessi anche il vicecomandante dell'Aeronautica Yelizarov, che ha spiegato di essersi arruolato "per vincere, non per gesti simbolici", e il consigliere del ministero Sternenko. Alla Difesa Zelensky ha nominato ad interim il presidente delle Operazioni speciali (Sbu), il militare Yevhenii Khmara. Restano invece vacanti la poltrona degli Esteri, dopo il siluramento di Andriy Sybiha, (circola il nome di Olha Stefanishyna, che si appresta a lasciare l'ambasciata di Washington) e le posizioni di vertice del Servizio di Sicurezza e dell'Intelligence Estera.
Nel frattempo, il Parlamento ha approvato la restante parte della squadra di governo guidata dall'ex amministratore delegato di Naftogaz Serhii Koretskyi, confermando come priorità difesa, stabilità economica e il percorso verso l'Ue. Tra le principali novità figurano Denys Shmyhal, nominato vicepremier e ministro dell'Energia, Ivan Vyhivskyi agli Interni e Mykola Kalashnyk alla Ricostruzione e Infrastrutture.
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