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Rinasce lo scudocrociato con Rotondi e Cesa: "Ci chiameremo Partito del Popolo italiano"

La prima assemblea a Roma: "Entro due mesi la nuova formazione politica"

Rinasce lo scudocrociato con Rotondi e Cesa: "Ci chiameremo Partito del Popolo italiano"

Riuniti da Gianfranco Rotondi, sotto il simbolo dello scudo crociato gli ex democristiani daranno vita «entro due mesi» a una nuova formazione che si chiamerà Partito del popolo italiano. La cerimonia di riunificazione dei partiti democristiani si è celebrata, a Roma, a 26 anni dalla trasformazione della Dc in Partito Popolare, ed è stata aperta da un video del fondatore Mino Martinazzoli. Il simbolo del nuovo partito è lo scudo crociato - si rende noto -, con tanto di scritta Libertas e senza le vele dei vari Ccd e Cdu, della Seconda Repubblica. Si torna all'antico, ma - si sottolinea - si rispetterà la volontà di Martinazzoli e della direzione democristiana di modificare il nome in partito popolare: in pratica, si tornerà alle decisioni di 26 anni fa, quando la Dc provò a rilanciarsi in forma di partito popolare. Il nome del partito non sarà tuttavia partito popolare: «È una forma di rispetto per l'amico Castagnetti - ha spiegato Gianfranco Rotondi - quel nome nella Seconda Repubblica è stato storia sua e di altri autorevoli amici». Il nome sarà la traduzione italiana del Ppe, a cui i democristiani si riferiscono. Il nome del Ppe è «Partito dei popoli europei». La nuova Dc sarà battezzata entro due mesi da un congresso, e con ogni probabilità si chiamerà «Partito del Popolo italiano».

«Se si ricrea un Partito unitario con le forze che si ispirano al Ppe, i popolari partono dal 10%» ha affermato Rotondi intervenendo al lancio del nuovo partito di centro: «Dovremo darci, quando si avvicinano le elezioni politiche, un programma popolare e un candidato premier. Poi cercheremo in parlamento i consensi sul nostro governo. Non su quello degli altri. Non ci faremo chiedere da nessuno con chi andremo. Chiederemo chi viene con noi».

La giornata della riunificazione democristiana è iniziata con un giovane pianista che esegue l'inno di Mameli, poi sullo schermo due minuti di intervento di Mino Martinazzoli, quindi sul palco Calogero Mannino accolto da una standing ovation. Lorenzo Cesa e Rotondi si sono accomodati in terza fila, in sala il figlio di Andreotti e la figlia di Aldo Moro. L'assemblea, che segna la riunificazione dei partiti democristiani, è composta da 150 delegati di 36 associazioni.

«Senza un centro forte, autorevole e autonomo nella proposta politica ma capace di fare sintesi con forze differenti, si va verso una radicalizzazione pericolosa e disgregante. È solo il primo di tanti appuntamenti che riproporremo in ogni Regione per arrivare, nel più breve tempo possibile, alla costituzione di un partito veramente popolare che si richiami all'eredità di Don Sturzo e De Gasperi,» ha detto il segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa. «È una cosa buona, spero che la ricomposizione ci sia» dice invece un latro ex Dc di lungo corso politico come Clemente Mastella. I quattro parlamentari di Udc e Dc aderenti alla costituente popolare (Antonio Saccone, AntonioDe Poli, Paola Binetti e Gianfranco Rotondi) rimarranno comunque nei gruppi parlamentari di Forza Italia di Camera e Senato.

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