Riparte il cantiere Tav È smacco finale per i "signor no" M5S

Con l'appalto fallisce una delle battaglie più sentite dai grillini. Perde anche la Appendino

E nnesimo schiaffo alla politica dell'immobilismo targata 5 Stelle: ripartono i lavori dell'Alta velocità, nel comune di Chiomonte, in Val di Susa. Fallisce così una delle battaglie più sentite dal Movimento di Grillo che del «No alla Tav» aveva fatto un suo baluardo, che ora si sgretola sotto i lavori che avanzano.

Il cantiere che apre è poca cosa nel contesto di un'opera il cui costo supera i 15 miliardi di euro, ma il via libera ai lavori per la costruzione di 23 nicchie di interscambio nel tunnel della Torino-Lione ha una portata simbolica importante e certifica la vittoria delle Madamine - le signore scese in piazza per ribadire con forza il Sì Tav del Piemonte che lavora - nei confronti della politica grillina, incarnata dal sindaco di Torino Chiara Appendino, che già aveva detto no alle Olimpiadi del 2026 con Milano e Cortina.

Una doppia sconfitta per il M5s, visto che alcuni giorni fa è ripartito anche l'Osservatorio sulla ferrovia ad alta velocità, congelato dall'allora ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Fermo da circa un anno, la decisione di affidarne la guida al prefetto di Torino Claudio Palomba, ha segnato il primo passo verso lo sblocco dei lavori. All'appello manca solo il sindaco Appendino, che dovrà decidere se far rientrare oppure no, la città di Torino nell'Osservatorio della Tav. Dopo oltre un anno di blocco, anche in Italia riparte l'opera da 40 milioni, assegnata da Telt - la società pubblica italo-francese incaricata di realizzare la Tav - a un raggruppamento guidato da Salini Impregilo. Per almeno due anni impegnerà una cinquantina di lavoratori il cui compito è allargare il tunnel esistente, ricavando nicchie utili a far passare i camion del cantiere, trasformando la galleria geognostica in una galleria di servizio a quello che sarà il tunnel vero e proprio.

L'appalto attua il patto siglato da Regione con Telt e il commissario di governo per generare le maggiori ricadute possibili sul territorio, riducendo il più possibile l'impatto ambientale, con maestranze insediate vicino al cantiere e addetti provenienti da categorie svantaggiate. Le 23 nicchie che certificano la riapertura del cantiere, risalgono a un vecchio lotto di lavori che avrebbe dovuto partire nel 2018, bloccato proprio a causa del ripensamento sulla Torino-Lione da parte dei 5 Stelle.

Alla fine dell'anno scorso, sbloccata la partita politica che si è chiusa con il via libera del presidente del Consiglio Conte, il cda di Telt ha autorizzato i lavori, attuando gare d'appalto da 2,3 miliardi per la costruzione del tunnel di base sul lato francese.

Il 2020 sarà un anno decisivo per la Torino-Lione. Al momento sono stati scavati poco meno di 30 chilometri di gallerie su 162, di cui 9 per il tunnel vero e proprio, tutti in Francia, e circa 20 di gallerie secondarie. Quest'anno potrebbero andare a gara lavori per 5 miliardi, di cui uno sul versante italiano, con il quale il tunnel di base, lungo 57 chilometri, verrà terminato. I cantieri dovrebbero aprire a partire dalla fine di quest'anno e chiudersi nel 2026. A quel punto resteranno tutte le opere secondarie e soprattutto l'infrastruttura ferroviaria: reti elettriche e binari. Lo sblocco dei cantieri sulla parte italiana, certifica la volontà di proseguire senza ripensamenti quei lavori bloccati all'inizio del 2018. Tra indecisioni, proteste e ritardi è saltata anche una testa: è stata soppressa la figura del commissario di governo, per anni incarnata da Paolo Foietta, l'uomo che più di tutti si è scontrato con l'ex ministro Toninelli perché l'opera non venisse cancellata.

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Commenti

Giorgio5819

Dom, 26/01/2020 - 17:26

Metteteci i grillini a spalare ....