La risata strafottente di madame Carlà. L'ultimo sputo al dramma degli italiani

La Bruni durante una festa sbeffeggia la paura del virus: «Si, ci baciamo. È bellissimo». Poi finge un attacco di tosse. E gli amici francesi applaudono

Le donne di Francia stanno dando il meglio di sé, in questi giorni. Prima, madame Christine Lagarde e il suo spread, adesso l'ex madamina piemunteisa Carla Bruni in Sarkozy. Roba buona da Parigi. Sapete come sono fatti i francesi, continuano a considerarsi superiori a tutto, hanno il foie gras al naso e ci sfottono non soltanto sulla pizza. La suddetta Carlà si è esibita, il sei marzo scorso, in pieno dramma italiano, cinese ed europeo, in un defilé chez Celine aux Invalides, con tutta la crema della moda di quelle zone lì, da Clara Luciani, anch'essa cantautrice, a Benjamin Biolay, ex consorte di Chiara Mastroianni ma soprattutto Sidney Toledano, presidente della LVMH, l'acronimo della Luis Vuitton Moet e Hennessy. Infatti l'ex prima madame di Francia ha baciato più volte il suddetto Sidney, abbracciandolo generosamente e cinguettando, con quella voce reduce da orgasmo, tipica anche quando accarezza le corde della chitarra e sospira, mormora, sussurra: «Sì, ci baciamo, è bellissimo, noi siamo della vecchia generazione, noi non abbiamo paura di niente, non siamo femministe, non abbiamo paura del corona virus. NADA!». Applausi e risate a scena aperta, l'accenno al femminismo riguarda il premio fresco di consegna a Roman Polanski, con tutti gli annessi e connessi del metoo.

Non è finita qui. La Bruni Sarkozy ha proseguito la sua commediola idiota, con questa premessa: «Adesso vi faccio vedere una cosa...»! E ha incominciato a battersi il petto, taglia seconda, tossendo una, due, tre volte direttamente in faccia agli astanti che hanno partecipato con allegria cortigiana al tumulto di espettorazione. Era una festa ignorante, con un solo alibi, in Francia non avevano ancora avvertito la drammaticità del virus, tra champagne e ostriche non avevano ancora la tête al posto giusto. Tanto che, quattro giorni dopo, brava ma lenta, madame Carlà ha piazzato su Instagram una fotografia di piazza San Marco deserta e ha aggiunto una didascalia: «Coraggio a tutti voi compatrioti». Palla in calcio d'angolo, in cornér direbbero a Parigi, ma ormai l'omelette era fatta e bruciata, illustrata anche dalle immagini filmate e trasmesse da TMC. A completare la farsa francese è arrivata la trasmissione televisiva On n'est pas couché, varietà di pensieri e parole, tra opinionisti colti e glamour, andata in onda a due giorni dal decreto Macron sulla chiusura di ristoranti, caffè e bistrot. Laurent Ruquier, presentatore e ideatore dell'emissione, si è sollazzato sul tema del virus, con un fake messaggio del ministero della sanità francese che invitava gli allonsenfants a non ascoltare più canzoni con titoli o testi pericolosi, ogni copertina di disco era timbrata da una mascherina con la croce del divieto, dunque niente Sheila e la sua «L'école est fini», cancellato George Brasseens con «Les amoreux des bancs publics», non sia mai con Lady Marmalade e «Voulez vous coucher avec moi», da evitare Charles Aznavour con «Les plaisirs démodés». Non sono stati risparmiati nemmeno i film, Titanic, Star Wars, Il porto delle Nebbie, Il buono, il brutto, il cattivo. Grande divertimento, risatone, nessun segnale di preoccupazione, douce France. Proposta: organizziamo, con incasso in beneficenza, una serata canora con le due graziose dame, Christine e Carlà, pronte ad esibirsi e a ribadire, come dice la canzone di Conte, quello giusto, Paolo: «i francesi ci rispettano e le balle ancora gli girano».

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