Ristori, Franco chiude il rubinetto. "A fine anno stop ai sostegni"

Il ministro dell'Economia: ripresa col Recovery. Nodo con le Regioni sull'uso dei fondi europei. Carfagna: "Non deludere le aspettative sul Sud". Da fine marzo partono le domande per gli aiuti

Ristori, Franco chiude il rubinetto. "A fine anno stop ai sostegni"

Le misure di sostegno dello Stato all'economia stremata dal Covid termineranno a fine anno. Così almeno nelle previsioni del ministro all'Economia Daniele Franco: «La scorsa settimana abbiamo varato misure per 1,5 punti percentuali di Pil e nelle prossime settimane procederemo in questa direzione, mi aspetto di terminare con le misure di sostegno all'economia verso la fine dell'anno», ha detto. Per richiedere i contributi a fondo perduti approvati con l'ultimo decreto Sostegni, si potrà fare domanda sul sito dell'Agenzia delle Entrate dal 30 marzo fino al 28 maggio.

Ma sul tavolo dell'esecutivo c'è ora il Recovery, da inviare a Bruxelles entro un mese: «Stiamo lavorando per presentare il nostro Piano di ripresa e resilienza alla Commissione europea per la fine di aprile - ha detto Franco - la sfida per noi è combattere la pandemia di Covid, avviare la ripresa, tornare ai livelli di Pil del 2019». Le risorse serviranno anche per quel rilancio del Sud cui lavora la ministra Mara Carfagna. Ed è stato lo stesso premier Mario Draghi ieri nella video conferenza organizzata dall'azzurra a invocare un cambio di passo nell'utilizzo delle risorse europee attese col Next Generation Eu rispetto a quanto fatto in passato con i fondi di coesione. Con soldi inutilizzati e progetti fermi o mai partiti. L'obiettivo è riavviare «il processo di convergenza tra Mezzogiorno e Centro-Nord che è fermo da decenni. Il programma prevede per l'Italia 191,5 miliardi da spendere entro il 2026. Abbiamo imparato - ha aggiunto Draghi - che tante risorse non portano necessariamente alla ripartenza del Mezzogiorno. Ci sono due problemi: uno nell'utilizzo dei fondi europei, l'altro nella capacità di completamento delle opere pubbliche». Il premier ha ricordato che nel 2017, in Italia erano state avviate ma non completate 647 opere pubbliche: «In oltre due terzi dei casi, non si era nemmeno arrivati alla metà. Il 70% di queste opere non completate era localizzato al Sud, per un valore di 2 miliardi. Vogliamo fermare l'allargamento del divario» con il Nord del Paese, ha detto puntando soprattutto alle «donne e i giovani» e investendo al meglio le risorse che arriveranno dall'Europa. L'appello però è anche a una classe dirigente all'altezza del compito: «Il nostro, il vostro successo in questo compito può essere anche un passo verso il recupero della fiducia nella legalità e nelle istituzioni, siano esse la scuola, la sanità o la giustizia. In questa sfida un ruolo cruciale è anche vostro, classi dirigenti». Ricorda invece le molte «aspettative tradite» verso il Sud, la ministra Mara Carfagna: «Le conosco. E so che ora le aspettative sono alte. Su di noi grava una grande responsabilità: quella di non deluderle».

Ma dopo quello su vaccini si apre un nuovo fronte tra governo e Regioni, proprio sulla gestione delle risorse del Recovery: «A oggi, ci troviamo in una situazione ancora irrisolta, nonostante le nostre reiterate richieste al precedente governo a cui avevamo chiesto di incontrarci per condividere un metodo. Ancora le Regioni non hanno chiaro qual è il ruolo che devono esercitare nell'ambito di questo progetto importantissimo che è il Recovery. Possono partecipare alle scelte progettuali oppure devono considerarsi solo degli enti attuatori?», si chiede Donatella Tesei, governatrice dell'Umbria in rappresentanza della Conferenza delle Regioni, in audizione in commissione. E per non sprecare i finanziamenti sul fronte sanitario il governatore della Liguria Giovanni Toti chiede come «indispensabile un piano di programmazione tra Governo e sistemi sanitari regionali».

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