Si sa che la semplicità è l'ultimo rifugio del complicato, ma quando su un semplice paio di jeans con i classici abbinamenti del caso dal giubbotto di pelle al blazer passando per il pullover a V - si mettono a ragionare due mostri sacri della moda come Miuccia Prada e Raf Simons, capisci che non è più tempo di fare voli pindarici sui vestiti e sulla vita in generale. Lo dice molto bene Simons paragonando questa collezione alla pasta al pomodoro: "Un piatto con pochissimi ingredienti, ma è la pasta migliore al mondo". La grande signora del made in Italy rincara la dose e afferma di detestare sopra a ogni cosa il design inutile.
"Rifiutiamo la complicazione, la decorazione e le sfumature continua - sentiamo solo che a volte nella moda tutto diventa semplicemente troppo e non sembra più nuovo, fresco o giovane. Quindi, volevamo freschezza, chiarezza e attitudine con capi che le persone vogliono sempre indossare". In effetti l'immagine di passerella è bellissima con quelle linee affusolate che vengono dall'estetica new wave degli anni Novanta mixate con i manga giapponesi. I ragazzi sembrano pettinati a volte con il rastrello e a volte con delle treccine da Pippi Calzelunghe, ma per il resto sono semplicemente chic con quei jeans attillatissimi bianchi sotto al blazer scuro e al pullover color cioccolato dal profondo scollo a V. Lo stesso modello di jeans compare in pelle sotto a mille variazioni sul tema del classico blouson che non è più solo noir ma prevede anche un bellissimo punto di verde pisello o di rosa tea.
Dopo alcuni modelli fantasia con fantastici contrasti cromatici tra ciò che sta sotto e il sopra, arriva un completo in tessuto trasparente, come se del semplice ensemble di jeans e giubbotto fosse rimasto solo un fantasma. Perfetti tutti gli accessori: dalle classiche scarpe maschili al posto delle troppo prevedibili sneaker alla piccola borsa appesa in cintura. Siamo un po' perplessi per le proporzioni estremamente striminzite di alcuni modelli, ma la morale di questa storia è l'esatto contrario della celebre frase del Gattopardo: cambiare tutto perché ogni cosa resti uguale. Lo pensa anche Marco Baldassarri, co founder e responsabile dello stile uomo di Eleventy, marchio che in soli vent'anni si è conquistato un ottimo posto al sole. In mano sua il classico doppiopetto estivo perde quell'immagine da Grande Gatsby bella quanto vuoi, ma molto old style grazie all'uso di una speciale variante di lino effetto denim per la capsule battezzata Indigo Blu.
L'intera main collection è basata sull'evoluzione del classico abbigliamento maschile con il blouson che prende il posto della giacca, la giacca senza collo che racconta una storia nuova e tutto il savoir fair del made in Italy anche nei capi per i momenti active con tessuti tecnici e stretch. Sfila a Milano anche Sir Paul Smith, l'uomo che metteva immagini di pin up discinte nelle fodere dei vestiti con cui Tony Blair si presentava alla regina, ma che è un vero maestro di quella classica eleganza british condita da un pizzico d'irriverenza.
"Rifaccio me stesso per giovani appassionati di nostalgia" spiega mentre Hoor Qasimi, principessa emiratina che è una delle più importanti curatrici d'arte del suo Paese, prende in mano le redini del brand fondato dal fratello gemello, Khalin Al Qasimi prematuramente scomparso. Se la cava piuttosto bene con una collezione coerente ispirata all'artista Hassan Sharif. Da Canali arriva Alessio Lillocci che ha lavorato 21 anni da Cucinelli e dopo un breve passaggio da Prada è approdato in questo storico marchio del made in Italy facendo un onesto lavoro sui classici temi del viaggio. Continua la serie di arrivi e partenze negli uffici stile delle varie maison.
Da Moschino si chiude il capitolo di Adrian Appiolaza per aprire quello con il duo d Sunnei Loris Messina e Simone Izzo. Mentre si vocifera che Dario Vitale (ex Miu Miu e per una sola stagione da Versace) sia in arrivo da Emporio Armani.