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Il ritorno di Boris: "L'Europa sbaglia, tycoon da sostenere"

"Questa guerra è sbagliata, ma gli alleati non si abbandonano2

Il ritorno di Boris: "L'Europa sbaglia, tycoon da sostenere"
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Trump ha commesso un "grave errore" attaccando l'Iran, ma gli Usa rimangono l'alleato "più importante dell'Italia e del Regno Unito e non possiamo abbandonarlo, come stiamo facendo". Battuta pronta, cappello arruffato e humour inglese, Boris Johnson non ha perso lo smalto in questi tre anni lontano da Westminster. L'ex primo ministro inglese, ospite del Link Media Festival di Trieste, non si tira indietro sui maggiori temi di attualità globale. "Gli Usa non avevano calcolato che gli iraniani avrebbero chiuso lo Stretto di Hormuz", poi si rivolge a Starmer e a Meloni. "Se il capitano della vostra squadra sbaglia, voi non potete fregarvene. Insieme siamo molto più forti. La psicologia sta trionfando sulla politica". Tanto più ora che sembra "non esserci una strategia", secondo Johnson, a differenza di quanto accaduto nelle due precedenti Guerre del Golfo. "Il regime iraniano è il nemico e nella Nato vige il principio di reciprocità. In Libia, nei Balcani, in Afghanistan siamo stati aiutati, oggi non possiamo fare un passo indietro".

Il politico britannico vede addirittura lo scontro in Medioriente come "un'opportunità per ricostruire l'Occidente". Poi si rivolge a Trump, che è "ancora mio amico" e di cui "non posso rivelare le nostre frequenti conversazioni private". Spera che il tycoon stia bluffando quando parla di "uscita dalla Nato, che è un organo prezioso". Ma in parte ne capisce le ragioni, perché sono gli statunitensi a doversi sobbarcare la maggioranza dei suoi costi militari. "Servirebbe una difesa comunitaria europea...".

Johnson si scaglia poi contro Putin, "viscido opportunista", ritiene che anche nei suoi confronti l'Europa non stia facendo abbastanza. "Perché non gli confischiamo i miliardi che tiene nelle nostre banche? Le ragioni ufficiali sono che minerebbe la fiducia dell'Europa. Sciocchezze". Poi se la prende con chi continua ad acquistare petrolio dalla Russia. "Putin considera la fine dell'Unione Sovietica come un'umiliazione totale e vuole continuare a cercare di provocarci, di testare la nostra determinazione". Su Netanyahu invece non si sbilancia, "vado d'accordo con lui". Ammette che quanto successo a Gaza è "orribile", ma crede che il popolo israeliano lo sostenga perché "li protegge dalla minaccia esistenziale di alcuni stati arabi che vogliono annientarlo, compreso il regime iraniano". Johnson commenta poi l'imminente votazione in Ungheria, che oggi deciderà il prossimo premier magiaro. I rapporti con Orban sono "sempre stati ottimi, ma non condivo per nulla la sua posizione filorussa nella guerra in Ucraina". L'ex premier inglese non perde l'occasione per bacchettare di nuovo l'amministrazione Trump. "Controproducente mandare Vance a immischiarsi nella campagna elettorale di un Paese straniero. Mi ricorda Obama che venne a Londra per invitare i cittadini a votare contro la Brexit". Proprio quella Brexit di cui Johnson non si è pentito "nemmeno un secondo", anzi Starmer sbaglia a volersi riavvicinare all'Unione europea. "Il risultato è che sta cacciando gli inglesi dalla Gran Bretagna".

Poi imbeccato dal moderatore, il

giornalista Marco Zatterin, il politico anglosassone, già laureato in lettere classiche a Oxford, intona i primi versi della Divina Commedia. Con spiccato accento britannico. E si conquista i primi convinti applausi della sala.

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