Il ritorno dell'ex ministro alla Salute Fazio. Guiderà il fronte anti Covid in Piemonte

Da sindaco di Garessio ha fatto il miracolo: nessun contagio nella sua Rsa

Torino. Durante la prima ondata si è ammalato di Coronavirus ma questo non gli ha impedito - tra una pastiglia di tachipirina e una misurazione con il saturimetro - di gestire al meglio la pandemia all'interno della casa di riposo di Garessio, il piccolo paese piemontese che guarda già verso il mare, dove l'ex ministro alla Sanità del IV governo Berlusconi, è stato eletto sindaco alle ultime elezioni. La sua intuizione di puntare su un intervento domiciliare - fatto di isolamento e medicinali prescritti dal medico di base - è stata vincente, tanto che il governatore della Regione Piemonte Alberto Cirio, ha voluto proprio lui a capo della task force che, dopo anni di dibattiti e progetti mai messi in atto, dovrà riformare la sanità territoriale, quella che ruota sul medico condotto che si prende cura dei pazienti al loro domicilio, suggerendo le cure più adatte per evitare il ricovero ospedaliero. Contando che ogni paziente costa alla sanità pubblica mille euro al giorno, il conto è presto fatto. Pochi ma chiari i punti della «ricetta Fazio» che sarà trasformata in legge e parte dal presupposto che, se curati nel modo adeguato, si potrebbero evitare almeno il venti per cento dei ricoveri. Si parte da una iniezione di risorse per far crescere gli studi dei medici di famiglia in gruppi capaci di garantire orari più lunghi e servizi adeguati alla cura a domicilio. «Quando ero ministro - ricorda Fazio - dicevo sempre all'allora presidente della Lombardia Formigoni che era un errore avere una sanità ospedalecentrica. E la pandemia ha messo in rilievo questa debolezza».

Ai medici di medicina generale si affida così il compito di riequilibrare la situazione, con uno stanziamento da parte della Regione di 35 milioni, nel tentativo di tenere fuori da pronto soccorso e ospedali i pazienti, Covid e No- Covid, che possono essere ragionevolmente curati a casa. Dieci milioni andranno per far crescere i numeri della medicina di gruppo - ossia più medici che condividono lo stesso studio - e di rete, con medici che hanno il loro studio ma possono condividere il lavoro in rete. L'obiettivo è portare al cento per cento la percentuale del lavoro di gruppo che ora è al 70% dei 2.962 medici piemontesi. Oltre 17 milioni sono stati destinati alle attrezzature di medici e pediatri, mentre sette milioni serviranno a aumentare i servizi di telemedicina, tele-cardiologia, teledialisi, teleconsulto.

Per non trasformare il medico in un burocrate, il progetto Fazio punta ad aumentare il personale infermieristico e di segreteria. Fondamentale anche il monitoraggio: l'Università Sant'Anna di Pisa, con la quale la Regione ha stipulato un accordo, terrà sotto osservazione le cifre della sanità piemontese, in particolare gli accessi ai pronto soccorso e i ricoveri.

Il governatore del Piemonte Cirio è certo che il progetto «sia in grado di cambiare la faccia della sanità piemontese, di eccellenza se parliamo di ospedali ma con gravi carenze se si parla di territorio». L'obiettivo, sotto la regia dell'ex ministro Fazio, è quello di passare da una medicina di attesa a una medicina di iniziativa.

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Commenti

Duka

Dom, 06/12/2020 - 10:34

Odor di pecunia facile e arrivano come locuste