La rivoluzione comica di Grillo

Dalla violenza del vaffa alla rivoluzione MiTE, la transizione grillesca è arrivata ormai al capolinea.

La rivoluzione comica di Grillo

Dalla violenza del vaffa alla rivoluzione MiTE, la transizione grillesca è arrivata ormai al capolinea. Ieri il fondatore dei Cinque Stelle ha pubblicato sul suo blog un post lunghissimo, infinito, titolato appunto «La rivoluzione MiTE». Mite è l'acronimo dell'ormai celeberrimo Ministero per la transizione ecologica, ma è anche il nuovo stato d'animo politico che l'ex comico vuole infondere ai suoi Cinque Stelle. Siamo passati dall'era del Maalox a quella dello Xanax: prima doveva placare i bruciori di stomaco delle batoste elettorali, ora deve calmare le ansie di chi non riesce ad accettare una inversione a U così maiuscola.

Perché prima che ecologica, la transizione che è davanti agli occhi di tutti è quella dei grillini. Il fondatore lo dice gattopardescamente ai suoi: «In un anno tutto è cambiato. Per restare fedele a sé stesso cambia anche il MoVimento 5 Stelle. Cambia parole. Cambia metodo». E poi via con una serie infinita di citazioni che vanno da Roosevelt a Papa Francesco, passando per Mario Draghi. È la svolta ecumenica del Movimento 5 Stelle. Casaleggio citava Serge Latouche, il papà della decrescita felice, e ora Grillo cita l'ex numero uno della Bce: «Come altri banchieri centrali e statisti in altri Paesi dice di aver capito quale è la vera sfida del secolo: Lasciare un buon Pianeta, non solo una buona moneta». Perché la grande rivoluzione mite che l'ex comico cerca di intestare alla sua creatura politica, è la transizione ecologica. Nell'impossibilità di difendere tutte le scelte di un governo che del dna grillino non ha nulla, Beppe punta tutto sull'ecologia. Gioca la carta della distrazione di massa. «La Transizione Ecologica non è uno dei tanti rami dell'albero dell'economia o della politica. La Transizione Ecologica è la radice dell'albero del benessere. Dal suo successo dipende la salute di tutto l'albero, di tutti i suoi rami e di tutte le sue foglie», pontifica nella sua articolessa. Transizione che andrà fatta «costi quel che costi, ossia whatever it takes, come già disse il Presidente Draghi quando si trattò di salvare la moneta comune». La medesima moneta contro la quale Grillo firmava appelli per la sua abolizione. Ma poco importa. È cambiato tutto e il guru, come un prestigiatore, nasconde la transizione (del suo partito) dietro la transizione (ecologica). Che, sia chiaro, è cosa importantissima, ma deve essere maneggiata da chi non è cresciuto nel brodo di coltura dell'ambientalismo fondamentalista. Regna il caos sotto il cielo dei Cinque Stelle. E infatti Grillo pubblica il suo programma rivoluzionario mentre sul Blog delle Stelle compare l'annuncio del «manifesto controvento» di Rousseau con lo scopo di «anteporre le riforme alle poltrone». Ma mentre Grillo e Casaleggio filosofeggiano e la fronda antigovernista affila i coltelli, gli elettori continuano la loro inarrestabile transizione. Verso gli altri partiti.

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