La rivoluzione democratica è l'obbligo

Nell'Ancien Régime nessuno era uguale di fronte alla legge, gli individui essendo divisi in ceti, ognuno con i propri privilegi, anzi alcuni con molti e altri, la più parte, con nessuno.

La rivoluzione democratica è l'obbligo

Nell'Ancien Régime nessuno era uguale di fronte alla legge, gli individui essendo divisi in ceti, ognuno con i propri privilegi, anzi alcuni con molti e altri, la più parte, con nessuno. Il recente decreto del governo, instituendo de facto la figura del «non vaccinato», privo di quei diritti, a cominciare dalla mobilità, prerogativa dei vaccinati, ricrea una disparità e dividere gli italiani in bio-classi. La misura è molto discutibile sul piano dei principi, perché certifica una discriminazione, oltre a generare una superfetazione di regole e di controlli, di matrice più kafkiana che orwelliana. Ma siccome il contagio esiste, non è una invenzione di Big Pharma, e i vaccini hanno dimostrato, come scrive il Wall Street Journal di qualche giorno fa, «di non essere miracolosi ma di funzionare», occorre che il più possibile di italiani ne facciano ricorso. E qui vi sono due antropologie a confronto: una, ottimistica, che pensa di poter convincere con la sola forza argomentativa. L'altra, più pessimistica, con la coercizione. La prima, purtroppo, non ha dimostrato di funzionare, non almeno con la rapidità richiesta per rispondere alla circolazione del virus. Bisogna quindi in qualche modo forzare al vaccino. Perché compito dello Stato è proprio quello di «obbligare»: nessuno è contento, ad esempio, di pagare le tasse, ma siamo obbligati a farlo, altrimenti scattano giustamente le sanzioni. Ora questo Castello (per citare ancora Kafka) di lasciapassare diversi, che ricorda davvero l'ancien régime, è una forma di obbligo, ma surrettizio. A cui, a questo punto, volendo stare in questo mondo e non in uno ideale, sarebbe preferibile introdurre la vaccinazione obbligatoria: per tutti o, se si vuole in forma soft, per una fascia della popolazione, magari dai 50 anni in su. L'obbligo ci appare uno strumento più chiaro ed efficace per almeno tre ragioni: etica, perché rompe l'ipocrisia dei greenpass, che sono chiaramente un obbligo surrettizio, gesuitico staremmo per dire; filosofico-politica, perché con la vaccinazione obbligatoria tutti ritorneremo ad essere uguali e detentori di tutti i diritti: niente più bio-classi; e pratica: oltre a rimuovere un pezzo di burocrazia che l'attuale normativa introduce, l'obbligo libererebbe le forze dell'ordine da controlli umilianti per chi li esegue, per chi li subisce e che rendono contenti solo i criminali, liberi di scorrazzare. Potrà sembrare paradossale, ma rispetto all'ancien régime di lasciapassare per categorie, l'obbligo vaccinale sarebbe una sorta di Rivoluzione francese.

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