Leggi il settimanale

La rivoluzione di guerra e la prima volta dei robot: "Preso l'avamposto russo"

Kiev ha usato macchine e IA al fronte per sopperire alla carenza di soldati

La rivoluzione di guerra e la prima volta dei robot: "Preso l'avamposto russo"
00:00 00:00

La guerra in Ucraina ha imboccato una traiettoria che fino a poco tempo fa sembrava confinata ai laboratori militari e alla narrativa futuristica. Oggi, invece, prende forma concreta nel fango delle trincee e nelle rovine delle città contese: è la guerra dei robot. E non si tratta più di un supporto marginale, ma di una trasformazione strutturale del modo di combattere.

A rivendicare il salto è stato il presidente ucraino Zelensky, parlando di un'operazione che segna un precedente: una postazione russa conquistata senza l'impiego diretto di soldati. Solo macchine, algoritmi, sensori, collegamenti remoti. L'episodio rappresenta un cambio di paradigma che va ben oltre il successo tattico. È la dimostrazione che il fattore umano, almeno in alcune fasi del combattimento, può essere sostituito.

La spinta verso l'automazione nasce da una necessità brutale: la carenza di uomini. Kiev combatte da anni una guerra di logoramento contro un avversario numericamente superiore. In questo contesto, ogni soldato risparmiato è una risorsa strategica. Ed è qui che entrano in gioco gli unmanned ground vehicles, i cosiddetti Ugv.

Non più prototipi isolati, ma migliaia di piattaforme operative: veicoli ruotati e cingolati, spesso di piccole dimensioni, difficili da individuare e ancora più difficili da colpire. Negli ultimi mesi il loro impiego è cresciuto in modo esponenziale, segno di una maturazione tecnologica e, soprattutto, dottrinale.

Il dato più significativo non è tanto il numero dei mezzi, quanto la loro integrazione. I robot di terra operano sempre più spesso in coordinamento con droni aerei, creando un sistema interconnesso che osserva, decide e colpisce in tempi ridotti. In alcuni casi, si muovono in sciame: unità multiple che condividono informazioni in tempo reale, adattandosi dinamicamente al campo di battaglia.

In un fronte dove ogni movimento è esposto all'osservazione e al fuoco nemico, portare munizioni o evacuare feriti è spesso più rischioso che combattere. I robot terrestri hanno colmato questo vuoto: trasportano rifornimenti nelle zone più esposte, raggiungono unità isolate, recuperano i feriti sotto il fuoco. Operano di notte, sfruttano la bassa firma termica, riducono drasticamente l'esposizione umana. I robot non si limitano più a supportare: combattono. Alcuni modelli sono armati con mitragliatrici o lanciagranate, altri posano mine o fungono da sentinelle autonome. In certi casi, presidiano porzioni di fronte per settimane, attivandosi solo quando i sensori rilevano movimenti nemici. Dove serve flessibilità e giudizio umano, intervengono i soldati. Non è un caso isolato, ma il punto di arrivo di una sperimentazione iniziata mesi fa, con operazioni coordinate tra droni aerei e terrestri capaci di colpire, isolare e costringere alla resa intere postazioni.

La Russia non è rimasta immobile. Già aveva investito nello sviluppo di sistemi robotici, utilizzati in teatri come la Siria. Tuttavia, le prime generazioni si sono rivelate poco flessibili, più simili a veicoli blindati automatizzati che a piattaforme adattive. Oggi Mosca sta accelerando.

Nuovi modelli, più leggeri e modulari, sono comparsi sul campo: piattaforme armate, sminatori, sistemi ibridi capaci di lanciare droni o contrastare minacce aeree. L'obiettivo dichiarato è ambizioso: costruire una vera e propria forza robotica su larga scala.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica