Roma paga per "vigilare" sulle buche

Stanziati 10 milioni, l'ira del legale: sulle strade un bollettino di guerra

Roma paga per "vigilare" sulle buche

Già le chiamano «fosse comuni» ma non siamo a Bucha. Siamo nella Roma colabrodo post Virginia Raggi, e non ci sono missili russi da incolpare per le strade killer della Capitale (una ogni 15 metri secondo il Codacons) ma soltanto la vecchia giunta M5s che non è riuscita a fare un bando per la manutenzione che reggesse. Bisognerà aspettare altri cinque mesi perché nessuna tra le 216 offerte presentate sono risultate senza anomalie. Prezzi troppo bassi pur di strappare la commessa, la legge lo consente solo in casi eccezionali. Sebbene i morti per le strade somiglino a una guerra: 124 gli incidenti dal gennaio 2020 al 25 aprile 2022 (lo dice al Messaggero il comandante del XV Gruppo della Polizia locale di Roma Capitale, Barbara Lugani) solo in Corso Francia, famosa per la morte delle due ragazze travolte sulle strisce pedonali, l'ultimo mortale il 7 aprile scorso, quando ha perso la vita cadendo dalla moto il 19enne Leonardo Lamma, amico delle due ragazze morte nello stesso incrocio. L'unico appalto assegnato è quello per la «sorveglianza» delle buche, per valutare eventuali disconnessioni dell'asfalto. Insomma, il sindaco Pd Roberto Gualtieri paga per guardare le buche ma non c'è nessuno che le sistemi. Dieci milioni di euro arrivati grazie al gettito presunto di Cosap e Tosap degli oltre 6mila piattaforme-dehor installate durante il Covid per tentare di ristorare gli esercenti, più della metà in centro, gratis o quasi fino al 30 giugno o forse fino alla fine dell'anno. Dehor che hanno tolto posti auto, incasinando ancor di più la viabilità della Capitale ormai alla stregua di un girone dantesco.

L'avvocato Domenico Musicco, presidente della Onlus Avisl, promotore della legge sull'omicidio stradale e primo in Italia a mandare alla sbarra per omicidio stradale i tecnici del Comune capitolino per il caso di Elena Aubrey e Luca Tosi, morti a causa di buche e anomalie stradali, manifesta la sua rabbia al Giornale: «Il Comune paga 10 milioni di euro annui a una società solo per monitorare le buche e mapparle. Ma tutti a Roma sanno dove sono. La strada dove è morto Luca Tosi Brandi è stata riparata a due anni di distanza, eppure...». Secondo i dati Avisl sarebbero almeno 30 i motociclisti ogni anno morti a causa delle buche. «Senza contare che il 50% delle multe dovrebbero servire alla manutenzione delle strade», ricorda il legale.

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