A Roma torna il business dell'accoglienza

Già pronto un bando da 40 milioni di euro per l'ospitalità di 3100 nuovi profughi. E intanto le periferie della Capitale sono pronte a diventare nuovamente delle polveriere sociali

A Roma torna il business dell'accoglienza

Ci risiamo. Con un Giubileo alle porte, un Comune commissariato e l’inchiesta Mafia Capitale sullo sfondo, ecco che a Roma ritornano i profughi. La prefettura di Roma ha indetto un bando per l’accoglienza di 3104 nuovi richiedenti asilo da ospitare nella Capitale e nei comuni della provincia romana. L’importo presunto dell’appalto riguardante l’intero 2016 ed è di € 39.762.240,00 iva esclusa.

Oltre ai servizi igienico-sanitari, il bando contempla tutta una serie di beni che le strutture di accoglienza dovranno fornire: dal vestiario a una scheda telefonica di €.15,00 all’ingresso passando per un "pocket money" per ciascun soggetto ospitato del valore economico pari a €.2,50 al giorno fino ad un massimo di €.7,50 al giorno per nucleo familiare da erogare anche tramite carta prepagata.

Una montagna di soldi che si spera non vadano a ingrassare le casse di cooperative poco limpide, ma di sicuro l’arrivo di questi nuovi profughi andrà a impattare su un territorio già molto ferito nel recente passato dalle vicende, giudiziarie e non, legate all’accoglienza. Le ferite delle rivolte di Tor Sapienza prima, e di Casale San Nicola poi, hanno lasciato il segno. Stando alle parole pronunciate qualche giorno fa dal prefetto Franco Gabrielli, sembrerebbe che al massimo a gennaio prossimo il centro accoglienza di San Nicola verrà chiuso ma l’attenzione dei cittadini ora è riversata proprio sul dopo. “Noi – spiega Livia Morini, portavoce dei cittadini di quel quartiere - non abbiamo finito il nostro lavoro soprattutto se questa cooperativa (Isola Verde ndr) vuole continuare a operare qui in maniera poco trasparente e senza averne i requisiti. Con i tempi della burocrazia, infatti, abbiamo scoperto che i liquami di 70 persone stanno inquinando il territorio, per colpa delle fognature fatte abusivamente dalla cooperativa. Se, poi, pensano di passare dall’accoglienza ai migranti a quella ai rom siamo da capo a dodici…”.

Ma per una situazione che, forse, è in via di risoluzione ci sono sempre nuove problematiche. Non più tardi di tre giorni fa, infatti, il viceprefetto di Roma Maria Gabriella Casaccio, nel corso di una riunione del tavolo sulla sicurezza del municipio Cassia Flaminia ha annunciato che, col nuovo bando, "l'hotel Roma Point è stato trasformato da hub in centro d'accoglienza". Si tratta di un albergo sulla Flaminia dove da questa estate vivono circa 50 migranti, a pochissimi metri da un’area che la notte viene frequentata dai trans che vogliono prostituirsi. “Qui si vivono due situazioni completamente diverse. Di giorno la zona è frequentata da chi viene a lavorare e il problema maggiore che si può avere è trovare parcheggio. Di notte io non posso fare 200 metri per andare a trovare una mia amica che vive dall’altro lato della strada perché da un lato ci sono i trans e dall’altro questi migranti che escono dall’albergo e fanno gruppetti lungo tutta la via”, spiega Valerio De Masi, presidente della Fattoria di Grottarossa, un grande comprensorio dove vivono parecchie famiglie e che è sede anche di alcuni studi professionali o attività commerciali. Si chiama la fattoria perché originariamente, quando è nato, lo stabile svolgeva esattamente quella funzione ma poi è stato ristrutturato e trasformato in un complesso misto residenziale e commerciale, situato all’interno dell’area archeologica del Parco di Veio tutelata dai Beni Culturali. Una zona residenziale e priva di servizi esattamente come Casale San Nicola, non esattamente un posto ideale dove poter far integrare dei profughi.“Ma almeno a Casale San Nicola non hanno i trans”, ci spiega sempre De Masi che, insieme a Giorgio Mori, responsabile immigrazione Fratelli d’Italia a Roma, ha seguito la vicenda dell’ “hotel Roma Point” e si è fatto promotore di una petizione con la quale i residenti chiedevano un presidio fisso delle forze dell’ordine ma tale richiesta non è mai stata esaudita. “Finora non è ancora successo nessun fatto di cronaca grave – dice De Masi - e, anche se non posso avere la cognizione esatta della situazione con numeri alla mano, posso dire che la percezione di sicurezza è al minimo storico”. Sono frequenti, infatti, le risse “perché – come ci spiega Mori - c’è una totale sottovalutazione del problema della compatibilità etnica dei centri. Non sto dicendo che dentro quell’hotel ci siano dei terroristi ma lì dentro possono esserci persone che possono arrivare ad ammazzarsi perché di diverse etnie e religioni”. Mori, poi, smentisce la versione del viceprefetto secondo cui la situazione di Grottarossa sia sotto controllo e considera “fallimentare l’idea di Gabrielli di frammentare tutti i richiedenti asilo in piccoli centri da 50/60 persone perché, se ogni comitato chiedesse un presidio per ogni centro non avremmo più personale operante sulla strada per la criminalità ordinaria”.

A Tiburtino III, invece, il 10 ottobre è stato aperto un centro d’accoglienza gestito dalla Croce Rossa al fine di svuotare la tendopoli della stazione Tiburtina e quella di piazzale delle Crociate. Il centro, che si trova in via del frantoio, è un ex caserma del comando dei vigili urbani, posta proprio accanto ad un altro centro accoglienza che faceva capo a Salvatore Buzzi. “Nominalmente ospita 55 transitanti ma quando io e il senatore Francesco Aracri siamo andati qualche giorno fa a perlustrare il luogo abbiamo contato più di un’ottantina di persone che fanno i loro bisogni in strada, importunano i passanti chiedendo l’elemosina e girano svestiti davanti a una scuola”, racconta Mauro Antonini, coordinatore regionale di Sovranità. Il senatore Aracri di Forza Italia spiega che la visita al centro si è svolta, per pura casualità, il giorno prima che nel vicino Baobab di via Cupa le forze dell’ordine portassero via 23 stranieri perché privi di documenti. “Abbiamo chiesto in che modo arrivano da loro i migranti –dice Aracri - e una donna che lavora per la Croce Rossa ci ha confidato che gli stranieri vengono qui non perché mandati dalla prefettura ma grazie al passaparola”. Non proprio un segnale incoraggiante dal punto di vista della sicurezza in un momento in cui si può essere uno dei probabili prossimi obiettivi dei terroristi islamici. Ma, si sa, l’Italia, è un Paese accogliente, soprattutto quando l’accoglienza può fruttare quasi 40 milioni di euro….

Commenti