Mentre il Partito Socialista di Pedro Sánchez rigetta le accuse di corruzione chiamando in causa un complotto messo in piedi (da chi?) per far cadere il governo, sono due gli elementi che aggiungono sale sulle ferite del duo Sánchez-Zapatero. Da un lato uno degli avvocati più in vista, il professor Bernardo del Rosal, si è dimesso dalla difesa di Julio Martínez Martínez, amico di José Luis Rodríguez Zapatero e principale oggetto delle investigazioni che stanno scoperchiando un sistema che da Madrid operava, stando alle accuse, fino a Caracas. E dall'altro, la frana che non si placa attorno al perimetro parlamentare della maggioranza che sostiene Sánchez, il cosiddetto batacazo.
Sul primo fatto di cronaca c'è da registrare l'imbarazzo di chi ha compreso che quella a carico del Psoe non è un'indagine di normale corruzione, bensì un qualcosa di qualitativamente molto diverso. Una possibile manipolazione della struttura organizzativa del partito al governo, finalizzata a ostacolare sistematicamente la giustizia in casi che coinvolgono direttamente la cerchia ristretta di politici e familiari del primo ministro.
La data da cerchiare in rosso è il 26 aprile 2024: si era a pochi giorni dal procedimento avviato contro Begona Gómez e due giorni dopo la pubblicazione della famosa lettera ai cittadini di Sánchez in cui annunciava un periodo di riflessione. Segnali, forse inviati all'esterno ma soprattutto all'interno della sua cerchia, ipotizzano gli inquirenti. Fatto sta che indagando sui movimenti di Leire Díez Castro, nota come la "facilitatrice" socialista, Vicente Cecilio Fernández Guerrero e Joseba Antxón Alonso Egurrola, amico e socio di Santos Cerdán, ecco spuntare un'intercettazione tra Díez e Fernández, con la prima che dice: "Vado urgentemente a Madrid. Santos mi ha mandato. Abbiamo informazioni che potrebbero aiutare il presidente".
Poco dopo ci fu un incontro che il giudice di Madrid che ha avviato il caso considera nevralgico, perché dimostrerebbe che il Psoe avrebbe costruito una sorta di Golden Dome a protezione del clan Sánchez. Ma non è tutto, perché proprio nel giorno in cui David Sánchez, fratello del premier, è stato convocato al tribunale provinciale di Badajoz per il processo a suo carico, emergono altri particolari sulla paella connection che riguarda Zapatero. È emerso che la Gazzetta Ufficiale pubblicò alla vigilia di Natale il contratto con Huawei che l'Unità per i crimini finanziari collega al caso Zapatero. Nonostante le festività, il presidente dell'ente gestore delle infrastrutture ferroviarie, Luis Pedro Marco de la Pena, fissò il termine per presentare le offerte al 12 gennaio. L'importo del contratto e il nome del colosso tecnologico cinese compaiono, secondo gli inquirenti, in un'agenda sequestrata lo scorso dicembre a Julio Martínez, appena rimasto senza difesa.
Intanto anche ieri la politica iberica ha chiesto un passo indietro a Sanchez.
Il partito nazionale basco, in maggioranza, ha tuonato: "Data la situazione, riteniamo che il mandato legislativo sia giunto al termine", a cui si è aggiunta Isabel Ayuso, il volto femminile dei conservatori di Madrid. Dinanzi alla platea del Forum di el Mundo ha sentenziato: "Voto di fiducia e nuove elezioni. Quello che stiamo vivendo non si è mai visto in Occidente".