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"Sala non ha dichiarato quote societarie". L'inchiesta che imbarazza il sindaco

Dietro un blind trust controlla un'azienda che ha avuto appalti da Atm e A2a. Il ruolo di Galli, l'uomo di Expo

"Sala non ha dichiarato quote societarie". L'inchiesta che imbarazza il sindaco
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Non aveva dichiarato la casa al mare. Non aveva dichiarato neanche la casa in montagna. Ora tra i beni che Beppe Sala aveva omesso di rendere noti al momento di diventare sindaco di Milano ne salta fuori uno decisamente più delicato: la partecipazione in una società ora sotto inchiesta da parte della Guardia di Finanza. Attraverso questa società, la Finalter, Sala si è trovato a possedere una piccola quota di una grossa azienda di informatica, la Engineering guidata oggi da Aldo Bisio, ex ad di Vodafone. E Engineering in questi anni ha ottenuto appalti per quindici milioni dal Comune di Milano e da due aziende ad esso collegate, ovvero A2A e Metropolitana Milanese.

Ieri, quando la notizia dell'inchiesta viene rivelata dal Corriere della sera, il sindaco reagisce con una autodifesa quasi accorata: "Penso che nessuno (e dico nessuno) in più di 40 anni di mia attività professionale abbia mai dubitato della mia onestà e integrità". Il sindaco spiega di avere creato la società "dopo la fine del mio impegno con Expo" e "ben prima di essere eletto sindaco di Milano". In realtà tra la fine di Expo (21 ottobre 2015) e l'elezione di Sala passano meno di otto mesi. È in questa breve finestra temporale che Sala fonda Finalter, con una quota del 20 per cento. Il resto appartiene alla famiglia di un manager che Sala conosce bene: Pietro Galli, un amico (la definizione è del sindaco) che aveva portato con sè ad Expo nonostante una condanna per bancarotta (anch'essa non dichiarata, scoperta dall'Anac e segnalata alla Procura). Incarico di Galli, direttore generale vendite: il ruolo più pagato di tutta l'esposizione universale.

Appena finisce Expo, Sala - che ancora non sa cosa farà dopo - e Galli fondano la Finalter. Il 21 giugno successivo, quando Sala diventa sindaco, dovrebbe rendere nota la partecipazione. Non lo fa, spiega al Corriere, sulla base di un parere della direzione generale del Comune che ha consultato l'Anac, l'Agenzia anticorruzione: non direttamente ma consultando le Faq, le domande frequenti sul sito dell'agenzia. E soprattutto, spiega Sala, da quel momento lascia qualunque ruolo in Finalter: non cede le quote ma ne affida la gestione a un blind trust, un fondo che si muove autonomamente e senza relazionarlo. Non ho mai avuto conoscenza dell'attività svolta da tale società, né tanto meno ho mai avuto benefici economici dalla stessa", scrive Sala. Certo, tra un anno, finito il mandato, potrà tornare in pieno possesso delle quote. Ma alla luce di quanto apprendo, prenderà accordi con Galli per "rendere impossibile alcun mio beneficio nemmeno futuro in Finalter": verrà cioè messo per iscritto l'accordo verbale che Sala e Galli avrebbero già preso.

Dalle carte del trust emerge un altro nome che ha incrociato spesso la pista di Sala: quello del notaio milanese Filippo Zabban, che è amministratore del fondo cieco cui il sindaco affida le sue azioni.

Ma è anche il notaio di fiducia delle società controllate dal Comune: tra cui Metropolitana e A2a, le stesse degli appalti di Engineering. Un viluppo di ruoli in cui l'inchiesta della Procura, partita in tutt'altro tema, si è imbattuta quasi per caso.

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