Salvini va all'attacco: "Giustizia da riformare. Basta col tritacarne"

Il leader della Lega: lo farà il prossimo governo. Scostamento di bilancio: "Serve più coraggio"

Salvini va all'attacco: "Giustizia da riformare. Basta col tritacarne"

«La riforma della giustizia sarà la riforma più importante e futuribile, non sarà questo il governo, troppo disomogeneo, che la affronterà in grande stile, ma il prossimo, quello che verrà eletto dal popolo italiano»: una riforma della giustizia che avrà al centro il cittadino, insomma, quella a cui punta Matteo Salvini, che ne ha parlato ieri in un suo intervento durante una lezione della scuola di formazione politica della Lega. Fresco di udienza a Palermo sul caso Open Arms, tornato a casa con il pesante bagaglio di una richiesta di rinvio a giudizio, l'ex vicepremier non ha usato mezzi termini anche sul caos procure: «In un'intervista il vicepresidente del Csm Ermini - ha chiarito - dice che Palamara era un caso isolato, che il modello Palamara erano casi singoli. E no, era un sistema di aiuti, autotutele, silenzi e bugie». E torna sul caso Rixi, assolto in Liguria: «Il tritacarne della giustizia, poi vieni assolto, come è successo a Rixi, e ci sono 5 righe a pagina 32 dopo due anni, tra un necrologio e un oroscopo».

Il leader del partito del Carroccio non ha omesso di parlare dell'esecutivo: «Noi siamo convinti sostenitori del governo Draghi. Adesso c'è una persona seria, autonoma, indipendente che mette al centro l'Italia e gli italiani». Ha quindi elogiato il premier per il suo comportamento sul tema dei vaccini e per la sua posizione nei confronti di Bruxelles, così come quella di Angela Merkel che «ha detto che se l'Europa autorizza lo Sputnik bene, sennò la Germania va avanti da sola». E ancora: «Se lo avesse detto Matteo Salvini sarebbe stato accusato di un nuovo reato, il sovranismo, l'italianismo o l'egoismo, ma siccome lo hanno detto Draghi e Merkel è pragmatismo».

In un momento in cui la pandemia rimane la priorità per tutto il Paese, l'ex ministro dell'Interno ha assicurato: «Stiamo facendo di tutto perché aprile sia un mese di rinascita, per chi crede e per chi non crede, perché nell'ultimo anno tutti abbiamo fatto un sacrificio enorme, e spero non irrecuperabile. Con conseguenze culturali - ha detto poi -, economiche, sanitarie, anche psicologiche. Stiamo facendo di tutto, ma proprio di tutto, perché si ritorni presto alla normalità», spiegando anche come l'auspicio della Lega sia che «non ci si abitui al distanziamento sociale».

Ha quindi puntualizzato: «Spero che nessuno si rassegni alle distanze. Perché è chiaro che dopo un anno così, anche fare volontariato, sedersi di fianco a un altro allo stadio o a teatro non sarà facile. Io spero per un ritorno di tutti noi alla vita, alla normalità».

Non è mancato un intervento anche sull'economia, in un momento particolarmente difficile: «Per mettere a terra i 190 miliardi o quanti saranno» del Recovery plan, «se vogliamo spendere, con una messa a terra vera, una parte dei soldi che l'Europa ci presterà, non donerà, occorre una riforma della burocrazia - ha tenuto a dire -, l'azzeramento del codice degli appalti. Non una modifica, ma archiviare e superare il codice degli appalti, e anche su questo chiedo che valga la normativa europea».

Quindi, un messaggio di speranza: «Hanno gridato al condono per lo stralcio di alcune cartelle esattoriali che risalgono a 10-15 anni fa e che in un Paese normale sarebbero già state stralciate. Questo decreto è il centro della riforma? No è il primo mattoncino. Questo decreto è il primo segnale di un'inversione di tendenza, a favore dei lavoratori autonomi». Ma per lui è chiaro: «Occorrerà fare molto di più, chiederemo al governo Draghi di agire con coraggio. Sullo scostamento di bilancio chiederemo coraggio, visione e di mettere su tavolo tutto quello che serve. Nel prossimo dl ad aprile non ci sarà qualcosina, ma una montagna, non da scialacquare ma che serve. La benzina - ha concluso - da immettere nel motore. Quindi con 20 miliardi non vai da nessuna parte, ma ne servono 30, 40, 50, 60, 70, anche 100 se servono».

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