Scoppia la polemica politica sul prosciutto di San Daniele bandito dalle mense scolastiche del Friuli Venezia Giulia.
Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, interpellato dal Giornale, commenta: “Premesso che le mense scolastiche sono di competenza dei Comuni e non del Ministero, eliminare il prosciutto dai menù delle scuole come forma di rispetto verso gli studenti di religione islamica rappresenta un preoccupante segnale di rinuncia alla nostra identità”. Per Valditara si tratta di “una scelta grave, a dispetto delle tradizioni friulane e della qualità del made in Italy, a danno della filiera agroalimentare e dei suoi lavoratori”. Secondo il ministro “è giusto garantire agli studenti musulmani pasti alternativi nel rispetto delle loro convinzioni religiose. Ma questo non può significare l’imposizione di abitudini alimentari a tutti gli altri”. Valditara, quindi, sentenzia: “Sì all’integrazione, no a un’inclusione intesa come rinuncia alla nostra identità e alle nostre tradizioni”.
“Dopo la coppa piacentina, ora tocca al San Daniele essere ‘sfrattato’. Perché togliere il prosciutto di San Daniele, eccellenza di quel territorio, e sostituirlo con il cous cous e con il pollo al curry?”, si chiedono le eurodeputate della Lega Susanna Ceccardi, Anna Maria Cisint e Silvia Sardone. Le tre europarlamentari si dicono perplesse “di fronte alla rinuncia a piatti e prodotti che fanno parte della nostra tradizione alimentare, sostituiti da pietanze inclusive appartenenti a culture a noi estranee”. Ceccardi, Cisint e Sardone parlano di “scelte che alimentano un’integrazione al contrario” e ricordano le scuole chiuse per il Ramadan, le gite nelle moschee, la rimozione dei crocifissi e la censura dei canti natalizi. “Questa non è inclusività: significa eliminare cultura, storia, identità e tradizioni ereditate dai nostri nonni”, attacca il senatore Marco Dreosto, segretario della Lega in Friuli Venezia Giulia, sottolinea: “Il rispetto delle altre culture e religioni non può e non deve significare la rinuncia alle nostre tradizioni, alla nostra identità e alle eccellenze agroalimentari del Friuli Venezia Giulia”. E ancora: “Quanto appreso dalla stampa sui menù nelle mense scolastiche del Pordenonese rappresenterebbe una deriva culturale che non possiamo accettare”. Secondo Dreosto, “il prosciutto di San Daniele DOP ad esempio non è soltanto un prodotto alimentare, ma un simbolo della nostra terra, della nostra storia e del lavoro di migliaia di persone”. Il segretario regionale della Lega osserva: “Le stesse linee guida regionali per la ristorazione scolastica prevedono il prosciutto crudo nei menù. Non esiste quindi alcuna ragione per cancellarlo in nome di un’inclusione interpretata a senso unico. Per la Lega integrare non significa chiedere agli italiani di rinunciare alle proprie tradizioni per adeguarsi a quelle degli altri”. Dreosto precisa: “La scuola deve insegnare anche la conoscenza e il rispetto della cultura del territorio, non contribuire a cancellarla”. Il senatore del Carroccio assicura: “Se qualcuno pensa che per essere inclusivi si debba progressivamente rinunciare alle nostre tradizioni, sappia che troverà la Lega fermamente contraria. Il Friuli Venezia Giulia è una terra accogliente, ma l’accoglienza non può significare la rinuncia alla nostra identità”.
Da Fratelli d’Italia arriva la dura presa di posizione di Stefano Balloch, presidente della II Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, che trova “profondamente sbagliato che nelle mense scolastiche del Pordenonese si arrivi a escludere la carne di maiale e, con essa, prodotti che rappresentano la storia, la cultura e l’identità alimentare del nostro territorio”. Balloch ricorda che il prosciutto di San Daniele non è soltanto un’eccellenza del patrimonio gastronomico friulano nota in tutto il mondo, “ma anche una filiera economica fondamentale per la nostra Regione”. Poi aggiunge: “Il rispetto delle diverse culture e sensibilità religiose è un principio sacrosanto, ma l’integrazione non può e non deve tradursi nella rinuncia alle nostre tradizioni”. La soluzione è “garantire alternative alimentari a chi ne ha necessità, senza eliminare per tutti alimenti che appartengono alla nostra cultura”. Secondo Balloch, “naturalmente le indicazioni nutrizionali e sanitarie devono essere rispettate, ma è importante chiarire quali siano le reali motivazioni di queste scelte”. Il consigliere regionale meloniano sottolinea: “La scuola deve essere un luogo di incontro e di conoscenza reciproca, non un luogo nel quale le nostre tradizioni vengono progressivamente messe da parte. Accogliere e rispettare le culture degli altri non significa cancellare la nostra”. Balloch chiede, dunque, che “queste decisioni vengano chiarite e rivalutate, nel rispetto della salute dei bambini, della libertà delle famiglie e della valorizzazione delle eccellenze del Friuli Venezia Giulia”.
L’eurodeputato di FdI Alessandro Ciriani, già primo cittadino di Pordenone per otto anni, interpellato da Il Giornale, spiega che da sindaco non ha mai controllato i menù dei bambini “perché c’è un nutrizionista che stende una lista generale di quello che serve per la società che prepara i pasti per i bambini”. Ciriani, quindi, assicura: “Escludo categoricamente che sia arrivato un input politico dalla giunta dal sindaco o dall’assessore di togliere la carne di maiale” e ipotizza: “forse c’è la volontà di fare piatti più leggeri, mettendo il pollo al posto della carne di maiale”. L’europarlamentare, quindi, precisa: “Se si tratta di una scelta puramente legata alla salute dei bambini, nessun problema. Se invece è un ossequio politicamente corretto al fatto che abbiamo presenze islamiche all’interno delle scuole, allora sarebbe assolutamente inaccettabile”.
