Matteo Salvini può essere insultato, se a farlo è un intellettuale progressista, per giunta in vena di citazioni, come Roberto Saviano. Qualcuno trarrà questa lezione dalla sentenza pronunciata ieri dal giudice monocratico del tribunale di Roma, che ha assolto lo scrittore per le affermazioni contenute in post e video del 2018 contro l'allora ministro dell'Interno, oggi titolare delle Infrastrutture e ancora segretario federale della Lega.
"Ministro della malavita". Questo - addirittura - l'epiteto che Saviano aveva lanciato in un video di tre minuti e nelle quattro righe che lo accompagnavano sui social. In quel video del 21 giugno 2018 - condiviso da oltre 10mila follower e tuttora visibile su "X" - Saviano aveva replicato in quel modo alle parole del ministro, che in precedenza aveva messo in forse la scorta a Saviano. "Saranno le istituzioni competenti - aveva detto il leghista - a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all'estero".
Lo scrittore di Gomorra non aveva gradito, dando sfogo alla sua invettiva: "L'Italia è il Paese occidentale con più giornalisti sotto scorta perché ha le organizzazioni criminali più potenti del mondo - aveva scritto sui social - ma Matteo Salvini, ministro degli Interni, invece di contrastare le mafie, minaccia di ridurre al silenzio chi le racconta". MinistrodellaMalavita era l'hastag utilizzato. E ieri Saviano ha commentato soddisfatto la sentenza, ribadendo che la sua "non era diffamazione allora e non lo è oggi Era, ed è, una critica politica- ha detto- Salvini per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me". "Questa assoluzione - ha detto con un altro video e un altro scritto, pubblicato su Facebook - significa soprattutto una cosa: che la propaganda politica non può diventare uno strumento per mettere a tacere chi critica. Per anni Salvini ha giocato con parole e slogan, alimentando un clima ostile". In serata è arrivata la replica del ministro intervistato da Milo Infante a "Ore 14 Sera" su Rai2. "La scorta? Ho fatto il ministro e non gli abbiamo tolto assolutamente niente- ha sottolineato Matteo Salvini- A me sembra che abbia ancora la scorta. E lunga vita a Saviano. Che però si permetta di dire che lo volevo consegnare ai clan è una vergogna.
Ci riproverò. Magari troverò un altro giudice di sinistra che dirà che mi può dare del delinquente, del camorrista, del malavitoso. Io vado avanti a fare il mio lavoro. E sono orgoglioso di quello che ho fatto per gli italiani"