Sbarchi e ius soli, Molteni: "Ecco come fermeremo l'invasione"

Dalle accuse all’Europa ipocrita, al pressing sulla ministra Lamorgese, alla mediazione con Draghi: la strategia del 'falco' di Salvini al Viminale

Sbarchi e ius soli, Molteni: "Ecco come fermeremo l'invasione"

Numeri così non si vedevano dal 2017. Oltre 30 mila sbarchi dall’inizio dell’anno, più di 8.600 nel solo mese di luglio. L’hotspot di Lampedusa al collasso, con quasi mille migranti ospitati su 250 posti disponibili. I ricollocamenti, tanto sbandierati dagli accordi di Malta, fermi al 2,2% del totale e i rimpatri che arrivano appena al 9,8% su quasi 35 mila immigrati irregolari sbarcati in Italia nel 2020. Tutto a spese dei contribuenti. Mentre nel Mediterraneo si continua a morire e l’allarme per la sicurezza si somma ai rischi di contagio, la ministra degli Interni Luciana Lamorgese temporeggia. L’Europa promette, ma poi si gira dall’altra parte. Insomma, una politica disastrosa sul dossier immigrazione a cui il sottosegretario agli Interni Nicola Molteni (Lega), ribadisce a ilGiornale.it, non è più disposto a concedere sconti.

Record di sbarchi dall’inizio dell’anno, più di 8.600 nel solo mese di luglio. E il Viminale ha appena assegnato il porto di Trapani per i 257 migranti a bordo di Sea Watch 3. La responsabilità è solo di Lamorgese o anche del governo in ostaggio della sinistra pro accoglienza?

“Innanzitutto dico che questi numeri sono gravi, importanti, soprattutto se paragonati al 2019 quando ministro degli interni era Matteo Salvini. Salvini ha dimostrato che bloccare l’immigrazione clandestina era ed è assolutamente possibile. La politica dei decreti sicurezza che qualcuno ha smantellato, e penso al governo Conte II, sta producendo più sbarchi più partenze e più morti e più costi di accoglienza. Aver smantellato quella stagione politica sta comportando molti problemi non solo nei territori di sbarco, ma all’intero territorio nazionale gravato da una situazione di emergenza sanitaria. Quindi, l’immigrazione incontrollata rischia di essere un problema serio per tutto il Paese. Credo che il presidente Draghi abbia mostrato sensibilità nei confronti della tematica dell’immigrazione nell’ultimo Consiglio europeo. E credo che ci sia una responsabilità gigantesca da parte delle istituzioni europee e da parte di chi ha pensato che solo le istituzioni europee potessero affrontare la problematica dell’immigrazione. Se l’immigrazione è un fenomeno globale, o c’è una risposta globale, che non c’è stata, o c’è una risposta europea, che purtroppo è stata totalmente assente. L’Europa si è girata dall’altra parte. Per questo è necessaria una risposta nazionale, motivo per cui nel 2019 abbiamo fatto i decreti sicurezza”.

Lamorgese ha chiesto un vertice europeo sull’emergenza sbarchi. Allora Draghi ha ascoltato l’ultimatum di Salvini, la ministra si è “svegliata”?

“Bene che il presidente del Consiglio abbia chiamato il presidente della Tunisia Saied, perché la situazione tunisina è molto a rischio sul fronte immigrazione per il nostro Paese. Bene che il ministro Lamorgese sia andata in Tunisia. Bene anche che abbia chiamato la commissaria europea per l’immigrazione Ylva Johansson. Spero, però, che dalle telefonate e dalle visite si passi ai fatti concreti. In questi anni l’Italia ricevuto tantissime pacche sulle spalle dai paesi europei, ma zero fatti concreti. Ci attendevamo dall’Europa gli accordi con i paesi di transito, e penso a Libia e Tunisia, e non li abbiamo avuti. La distribuzione dei migranti non è stata fatta. Gli accordi di Malta del 2019 non hanno prodotto sostanzialmente nulla. Ci dovevano essere i rimpatri centralizzati europei e non sono stati fatti. Io spero che l’Europa passi dai vertici e dalle pacche sulle spalle a un aiuto e a una condivisione del fenomeno migratorio vero con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, in primis l’Italia”.

In politica migratoria la Lega trova una sponda favorevole nel premier Draghi?

“Il premier ci ascolta, c’è un’interlocuzione costante con Matteo Salvini. E credo che l’autorevolezza del presidente Draghi possa far sì che i problemi del Mediterraneo sul fronte dell’immigrazione, che colpiscono in modo particolare l’Italia, possano trovare attenzione nei consessi internazionali ed europei. Se l’immigrazione non viene gestita, dall’immigrazione si viene travolti”.

Oltre a Sea Watch 3, un’altra nave Ong è diretta verso l’Italia, Malta nega l’approdo e l’Europa tace sul rischio invasione dal fronte mediterraneo, ma alza il muro tra Bielorussia e Lituania. Perché questo doppiopesismo?

“È l’ipocrisia, è l’ipocrisia europea da un lato e dei paesi di sinistra dall’altro. Ci chiedono di costruire ponti e di non alzare muri e poi abbiamo il muro con tanto di filo spinato costruito tra Lituania e Bielorussia. E abbiamo un paese social-democratico come la Danimarca che addirittura esternalizza le domande di accoglienza in Ruanda. Quindi, bravi a parlare di accoglienza e integrazione a parole, ma totalmente disattenti sul fronte della difesa delle frontiere e dei confini”.

Se non ci sarà un immediato cambio di rotta sarete pronti a chiedere a Draghi la testa di Lamorgese?

“Non è un problema di teste, ma di gestione del fenomeno. Se non c’è una sensibilità europea sul fenomeno deve esserci una risposta nazionale. Tutti i paesi europei che si trovano a dover affrontare il fenomeno immigrazione, penso alla Francia, alla Spagna, alla Germania, danno soluzioni nazionali. Se non c’è una risposta europeo si deve inevitabilmente dare una risposta nazionale, altrimenti si viene travolti dal fenomeno immigrazione. Serve un cambio di rotta netto nella gestione. In questo momento l’Italia non ha bisogno di migranti ma di turisti. L’Italia non ha bisogno di traghetti carichi di migranti, ma di traghetti carichi di turisti che portano soldi”.

Lei è un po’ il falco leghista di stanza al Viminale, quanto spazio d’azione riesce ad avere?

“Non sono un ‘falco’. Adoro i falchi e guardo i falchi con moltissimo rispetto (ride, Ndr). È sicuramente più complicato oggi rispetto al 2018-2019 quando c’era il ministro Matteo Salvini al Viminale. Noi cerchiamo di dare consigli, suggerimenti, anche perché qualcuno parla di contrasto all’immigrazione, mentre noi lo abbiamo realizzato. Oggi si conferma che i decreti sicurezza siano stati, e lo sarebbero ancora, la risposta giusta per contrastare gli scafisti, per fermare l’immigrazione irregolare e per garantire sicurezza al Paese”.

Sostenere il governo da una parte e fare pressing sui temi divisivi dall’altra. Non teme che la Lega paghi l’obbligo al compromesso in termini di consenso a vantaggio degli alleati all’opposizione? Penso a Meloni…

“Se avessimo dovuto guardare al consenso elettorale saremmo rimasti all’opposizione. Ma siccome siamo patrioti e amiamo il Paese, credo che la scelta di Salvini di dare aiuto, idee, contributi, proposte e la capacità amministrativa della Lega al governo sia stata una scelta di assoluto buonsenso e di grande amore per il Paese. Altrimenti tra sei mesi troveremmo delle macerie sulle quali sarebbe difficile governare”.

È quindi meglio esserci anche come presidio contro le derive ideologiche dettate da sinistra?

“Se oggi noi fossimo all’opposizione farebbero lo ius soli. Grazie alla presenza della Lega nel governo, lo ius soli non verrà mai fatto. Se la Lega non fosse al governo ci troveremmo con la missione Mare nostrum. E vorrebbe dire tornare ai 180 mila sbarchi del periodo 2014-2016. Siamo la garanzia che non ci sarà l’invasione, non ci sarà una legge facile sulla cittadinanza, che tra l’altro non serve”.

A proposito di ius soli, cosa c’è dietro la battaglia della sinistra e perché l’integrazione non passa dallo ius soli?

“È solo una bandierina ideologica della sinistra. La sinistra è bellissima: va al governo anche quando perde le elezioni, ma non riesce mai a fare i provvedimenti tipici della sinistra, come lo ius soli, il Ddl Zan, non riesce a cancellare il reato di immigrazione clandestina. Però pretende di farlo in un governo particolare come questo. Finché ci sarà la Lega al governo non ci sarà alcuna modifica della legge sulla cittadinanza. C’è una legge del ‘92 che funziona benissimo, perché la cittadinanza non è uno strumento per integrare ma è l’approdo di un processo di integrazione. Prima ti integri, acquisisci valori e i principi del nostro Paese e poi, per scelta e non per automatismo, chiedi la cittadinanza. La scusa avanzata da sinistra che bisogna dare la cittadinanza perché i minori stranieri non hanno i diritti non è vera. Io ho una bimba di cinque anni e i minori stranieri non cittadini italiani che vanno all’asilo con mia figlia hanno esattamente gli stessi diritti, e io dico giustamente. A 18 anni, poi, potranno per scelta e non per imposizione dello Stato scegliere se essere cittadini italiani”.

Con gli sbarchi fuori controllo, gli hotspot al collasso e gli annessi rischi di contagio, la sicurezza, tema caro alla Lega, torna cruciale soprattutto al Sud. A due mesi dalle elezioni amministrative, ripartire da lì ritiene sia la chiave per consolidare il primato nazionale della Lega anche in chiave politiche 2023?

“Guardi, sono andato 15 giorni fa all’hotspot di Taranto, che è molto meno noto dell’hotspot di Lampedusa. Io invito tutti ad andarci. Sono andato a portare vicinanza, solidarietà e impegno mio, della Lega e del ministero a difesa delle forze di polizia e delle forze dell’ordine. Forze dell’ordine che ogni giorno sono oggetto di aggressioni violente, minacce, come abbiamo visto la settimana scorsa in Val Susa. Siamo vicini alle forze dell’ordine, ho la delega alla sicurezza, abbiamo investito e investiremo ancora nella sicurezza delle forze dell’ordine. Sicurezza vuol dire garantire libertà e garantire libertà vuol dire garantire sicurezza. Ci confermiamo una forza politica accanto agli uomini e alle donne in divisa, stiamo lavorando per migliorarne le condizioni, potenziando gli organici per dare qualche soldo in più in busta paga, per assicurare le tutele legali, perché se un poliziotto finisce a processo non può perdere tutto lo stipendio per difendersi dalle accuse. Il tema della sicurezza, insomma, rimane per noi un tema centrale, anche perché sarà un tema centrale nell’agenda per governare il Paese”.

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