Scandalo nomine del Csm. Sospesi cinque ex togati

Parteciparono alla cena con Palamara, Lotti e Ferri all'hotel Champagne. Pene fino a 18 mesi

Scandalo nomine del Csm. Sospesi cinque ex togati

Sospensione dalle funzioni per un periodo che va dai 9 ai 18 mesi. È il verdetto della sezione disciplinare del Csm per i cinque consiglieri di Palazzo de' Marescialli che parteciparono con Luca Palamara, Cosimo Ferri e Luca Lotti alla ormai famosa cena all'hotel Champagne. I cinque si erano già dimessi dall'organo di autogoverno della magistratura; ora però arriva la sentenza e uno sfregio alla carriera: Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Luigi Spina sono stati condannati a 18 mesi, pena più bassa, solo 9 mesi, per Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli.

Si trovavano tutti all'hotel Champagne della Capitale il 9 maggio 2019: quella sera, tanto per cambiare, si parlò del risiko delle procure, delle nomine degli uffici giudiziari di mezza Italia, in particolare di quello che sarebbe successo a Roma, dove era in scadenza Giuseppe Pignatone.

Alla fine, si decise di convergere sul nome del procuratore generale di Firenze Marcello Viola che del resto aveva un curriculum inattaccabile ed era un candidato di assoluto valore, adatto ad una posizione così strategica nel potere giudiziario italiano.

Ma ormai il trojan inoculato nel telefonino di Palamara trasmetteva agli investigatori anche i sospiri del network che lavorava agli equilibri fra politica e giustizia e fra le diverse correnti della magistratura.

Il seguito è noto: lo scandalo e la scoperta di un Sistema - titolo poi del fortunato libro scritto a quattro mani dalla coppia Palamara-Sallusti - che in realtà tutti conoscevano ma fingevano di ignorare. Tutte o quasi le posizioni apicali degli uffici più importanti del Paese venivano spartite, mettendo d'accordo la destra, il centro e la sinistra del partito dei giudici.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nel giugno 2019 i cinque consiglieri sono costretti a lasciare l'incarico, Palamara viene addirittura espulso dalla magistratura e finisce sotto inchiesta a Perugia, la credibilità delle toghe, già in caduta libera, rotola sotto i tacchi.

C'è chi sostiene che i giudici vogliano seppellire questa storia imbarazzante il più in fretta possibile, ma è davvero arduo puntare il dito contro qualche proverbiale mela marcia, scaricando le colpe su pochi soggetti. È invece evidente che il Sistema era pervasivo e forse funziona ancora adesso come due anni fa; anche oggi chi è fuori dal perimetro politicizzato della magistratura associata ha possibilità vicine allo zero di conquistare una poltrona pesante.

Ora la sentenza presenta il conto ai cinque consiglieri che trafficavano e discutevano di cariche, ma ancora una volta le sanzioni paiono poca cosa rispetto ad un andazzo generale che coinvolgeva - e probabilmente coinvolge ancora oggi - un po' tutti. Il Csm è ancora figlio di quei meccanismi e il castello delle nomine è costruito sulla sabbia dei ricorsi al Tar. Come quelli presentati proprio dall'incolpevole Viola che per il clamore della vicenda si è visto sottrarre all'ultimo minuto l'incarico cui aspirava legittimamente: oggi il procuratore di Roma è Michele Prestipino ma la giustizia amministrativa ha sconfessato quella decisione e prima o poi si dovrà riconsiderare quella scelta dettata dall'emergenza e rivalutare le ragioni di Viola e del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, pure in gara. In ogni caso, la magistratura prova a riprendere il ruolo delicatissimo che le spetta, Palamara invece cerca di capitalizzare quel che gli è accaduto e gioca la partita delle suppletive a Roma, dove è in gara per il seggio di Montecitorio nel collegio di Monte Mario-Primavalle.

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