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Lo scetticismo degli esiliati. "Sistema criminale in piedi. È tutto uguale a prima"

I dissidenti: "La cattura di Maduro ha chiuso un'epoca, non un sistema"

Lo scetticismo degli esiliati. "Sistema criminale in piedi. È tutto uguale a prima"
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La cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti ha chiuso un'epoca, ma non un sistema. Il chavismo resta in piedi, con la sua struttura criminale intatta, mentre in Italia una parte significativa della politica dal Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte a settori del Partito Democratico, da Lia Quartapelle fino a Elly Schlein, passando per Sinistra Italiana, Alleanza Verdi e Sinistra e Potere al Popolo continua a descrivere il regime venezuelano come una democrazia imperfetta, o peggio come una vittima dell'imperialismo Usa.

Dall'esilio, tre voci autorevoli il giornalista Nelson Bocaranda, il politologo Héctor Schamis e l'intellettuale Elizabeth Burgos smontano questa narrazione senza ambiguità. Per l'80enne Bocaranda, una sorta di Indro Montanelli pluripremiato del giornalismo venezuelano e costretto recentemente a fuggire a piedi senza passaporto dal suo Paese per poi rifugiarsi con la sua famiglia prima in Repubblica Dominicana e da lì a Siviglia, in Spagna, l'arresto di Maduro "non risolve nulla": "Il sistema criminale continua ad agire. È tutto uguale a prima, solo senza Maduro". A Caracas, racconta a chi scrive, "sono le milizie e i collettivi armati a controllare il territorio", mentre l'economia precipita e "il costo della vita è tornato a esplodere".

Bocaranda non usa mezzi termini nemmeno sul ruolo della nuova presidente ad interim Delcy Rodríguez: "Lei e suo fratello sono i veri padroni del potere da anni. Sono miliardari, controllano affari, oro, petrolio, sicurezza. Vivono circondati da scorte perché sanno cosa hanno fatto". Altro che transizione democratica. "Siamo in una situazione ancora più pericolosa avverte perché non c'è nessuno che controlli davvero il Paese".

Héctor Schamis, docente alla Georgetown University, parla a Il Giornale di "un regime nel regime": "Il potere è intatto, meno Maduro. E questo non garantisce né pace sociale né stabilità istituzionale, tantomeno democrazia". Anche l'ipotesi di un accordo petrolifero con Washington è illusoria: "Fare affari con questi delinquenti è un problema persino per il business. Non è solo Maduro il narcotrafficante: l'intera cupola è coinvolta".

Schamis ricorda un dato che molti in Europa fingono di ignorare: "Il 28 luglio 2024 i venezuelani hanno votato. I verbali elettorali esistono. C'è un presidente eletto, Edmundo González Urrutia, e una leader, María Corina Machado, a cui è stato impedito di candidarsi". La priorità, insiste, è una sola: "La mia speranza comincerà quando libereranno i prigionieri politici. Finché restano in cella, questa è solo illegalità allo stato puro".

Elizabeth Burgos, storica e intellettuale già amica di Fidel Castro e Allende, è ancora più netta. "Gli Stati Uniti non hanno invaso il Venezuela: sono intervenuti contro una banda di mercenari". E aggiunge: "Maduro non rappresenta un governo legale, è un impostore". Per Burgos, la sinistra occidentale che difende il chavismo "ha smesso di difendere i popoli e protegge regimi che distruggono economie e società".

Un dato dovrebbe bastare a chi, da Roma, continua a giustificare Maduro: "Otto milioni di venezuelani sono fuggiti dal loro Paese", ricordano Bocaranda e Schamis. Non per propaganda, ma per sopravvivere. Eppure, nel dibattito politico italiano, c'è ancora chi sceglie di stare dalla parte sbagliata della storia.

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