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Schlein-Landini, il No ultima spiaggia per i due aspiranti leader

Sogni di vittoria: Elly vuole blindarsi alla segreteria e il leader della Cgil cerca di avere un ruolo

Schlein-Landini, il No ultima spiaggia per i due aspiranti leader

Un No per blindarsi. Un No per rilanciarsi. A sinistra la campagna referendaria non è (solo) una questione di merito. E se tutto è politica, allora Elly Schlein cerca il colpaccio per bissare la segreteria del Pd e annichilire gli avversari interni, mentre Maurizio Landini vuole la vittoria per tornare in pista nel "toto-leader" del campo largo. Due parabole, che si intrecciano con la partita del referendum, sull'onda dell'autosuggestione del No su una vittoria clamorosa. E, dunque, ci spera Schlein. Che tra dichiarazioni fiammeggianti e una "campagna d'ascolto" in giro per l'Italia sembra essersi giocata il tutto per tutto. La posta in gioco è alta, scommettono tra i dem. Da quelle parti, infatti, prende corpo un'indiscrezione. Che suona così: "Se davvero vincesse il No, Schlein potrebbe cogliere la palla al balzo e approfittarne per convocare un congresso anticipato, che a quel punto sarebbe senza avversari". Il termine che circola, nel Pd, è "plebiscito". Un blitz. In effetti, sarebbe difficile immaginare una sfida aperta, nel caso di vittoria di un referendum su cui la segretaria ha puntato molte delle sue fiches. Al netto dell'ipotetica sfida per la leadership di tutto il centrosinistra, la mossa consentirebbe a Schlein di portare a termine il disegno di costruire un partito a sua immagine e somiglianza. A partire dalla composizione delle liste. Che, soprattutto in caso di conferma anticipata alla segreteria, si attendono piene di fedelissimi, con tanti giovani vicini a una sensibilità più marcatamente di sinistra. Da qui i toni duri sfoggiati dalla leader contro i riformisti, durante l'ultima direzione del Pd. Occasione in cui i dem che si sono espressi per il Sì sono stati apertamente sconfessati. Perciò non preoccupa troppo Schlein la possibile fuga dei riformisti verso Azione e Italia Viva. Un esodo che le faciliterebbe il raggiungimento dell'obiettivo principale: blindarsi alla guida del partito. E un successo del No, sono i ragionamenti tra i dem, sarebbe il detonatore per il golpe schleiniano.

Ma lo stravolgimento dei pronostici, il ribaltone tanto agognato, sarebbe anche un'opportunità per Landini. Lui che, ad agosto prossimo, finirà il suo mandato alla guida della Cgil. La sconfitta ai quesiti sul lavoro dello scorso giugno ha appannato la sua stella. Ma c'è un altro referendum per recuperare. E l'apparato del sindacato rosso, mobilitato per il No, potrebbe incidere sulla nuova sfida. Il segretario esclude la discesa in campo, intanto si rilancia con le presentazioni del suo ultimo libro "Un'altra storia". Nell'evento romano dello scorso 13 febbraio ha confermato che "la Cgil sta lavorando perché il maggior numero possibile di persone voti e lo faccia in modo preciso". Consensi che, se dovesse vincere il No, peserebbero sugli equilibri del campo largo. Con l'effetto di rinverdire l'appeal politico di Landini. La sua figurina, inevitabilmente, tornerebbe di prepotenza nell'album dei pretendenti al trono di re del fronte progressista.

Traguardo forse ambizioso, ma il colpaccio gli darebbe almeno diritto a un seggio in quota Pd schleinizzato, se l'interessato volesse. Intanto, anche per blindarsi, Schlein attacca: "Il governo vuole cambiare la Costituzione per mettere il potere giudiziario sotto a quello politico".

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