Sci, rischia di saltare tutta la stagione. Richiesta delle Regioni: aiuti concreti

L'inverno è compromesso, si punta a salvare il 20% del fatturato. E i Mondiali di Cortina d'Ampezzo si terranno a porte chiuse

Sci, rischia di saltare tutta la stagione. Richiesta delle Regioni: aiuti concreti

A questo punto c'è chi dice no. Sci o no? Senza regole chiare, di fronte ai numeri alti della pandemia e con l'ennesimo scarica barile, a pochi giorni da quella che qualcuno sperava fosse un'alba per la grande zona bianca dello sci, le prime a non starci più sono le Regioni che ora chiedono ristori congrui ed immediati. La Conferenza delle Regioni ha consegnato il suo protocollo al Cts, ma l'obiettivo che il 18, fra soli 5 giorni, fosse una ripartenza e non l'ennesimo «Vi faremo sapere» ormai non lo credeva più nessuno.

«Chiediamo di non compromettere l'intera stagione, ma recuperare almeno un 20%», sintetizza l'assessore al Turismo Federico Caner. Il Cts riunito ieri ha, come prima cosa ufficializzato che proprio i Mondiali di sci alpino, in calendario dal 7 febbraio a Cortina D'Ampezzo, si terranno a porte chiuse. Nelle stesse ore, una località «esperta» come Wengen, in Svizzera, ha dovuto gettare la spugna: le gare di coppa del Mondo, previste nel week end il celebre Lauberhorn - sono state spostate a Kitzbuhel, per via di un focolaio ai piedi dell'Eiger.

«Colpa» dei turisti britannici giunti per Natale, recando in dono la loro variante più tenace di virus? Incauto pare anche il metodo svizzero «All in» per turisti in una località dove si arriva solo con un pittoresco trenino, tutti a bordo. Fra le Regioni italiane c'è, intanto, solo Bolzano, con la provincia autonoma, che tenta la fuga in avanti: uno scenario già visto quando, in autunno, l'Alto Adige fece uno screening di massa proprio per aprire anche le piste. Il governatore Arno Kompatscher ci riprova e promette l'apertura impianti da lunedì a chi lo vorrà, salvo poi precisare: «Se la situazione peggiora, però, torniamo in zona rossa». Una cosa è chiara, anzi incolore: aprire, anche con zona arancio, e cioè solo per residenti, sarebbe un'ulteriore farsa antieconomica. Del resto le località sciistiche italiane che sono attualmente aperte, per atleti e sci club, cominciano a fare i conti: Limone Piemonte ha imposto il pagamento di salati giornalieri anche agli atleti delle società per restare aperta.

Sestriere, invece, chiede che si punti a salvare carnevale e qualche week end verso Pasqua. Per tutti è ormai una questione di numeri: perso il 50% degli introiti col Natale, o si apre a brevissimo cosa che sembra stridere con il nuovo Dpcm che durerà 45 giorni almeno -, oppure meglio i ristori perché organizzarsi last minute non si può, fra assunzione personale, rodaggio di vendite on line e accessi ad orario progressivo, ma anche concrete aspettative di veder arrivare gli sciatori che non siano solo locals.

I 4 mesi dell'inverno «Valgono il 90% del fatturato e da marzo scorso non abbiamo visto nessun sussidio», ripete sempre Valeria Ghezzi, presidente Anef associazione nazionale esercenti funiviari che rappresenta la quasi totalità degli impiantisti. Di segno opposto il parere di «minoranza» di Federfuni con Andrea Formento in rappresentanza di parte degli operatori dell'Appenino: «Dopo 3 rinvii, continuiamo la battaglia per riaprire subito, siamo pronti».

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