Lo sconcio del reddito grillino: 1.500 stipendi rubati a Genova

Extracomunitari hanno incassato più di 3 milioni di euro senza averne diritto. "Soldi spesi in shopping"

Lo sconcio del reddito grillino: 1.500 stipendi rubati a Genova

L'ennesimo caso di truffa fa riesplodere anche la polemica interna alla maggioranza sul mantenimento del reddito di cittadinanza, l'altro totem grillino oltre alla prescrizione. Questa volta l'operazione anti furbetti scatta a Genova: la Guardia di Finanza ha scoperto oltre 1.532 beneficiari del sussidio senza diritto. Cittadini extracomunitari residenti nel centro storico che nel 2020, l'anno della pandemia, avevano presentato domanda - poi accettata - ai Caf, a cui avrebbero fornito dati falsi. Non erano in possesso dei necessari requisiti di residenza e di soggiorno in Italia per dieci anni, di cui gli ultimi due continuativi. Nessuno si è accorto di nulla fino ai controlli delle fiamme gialle che hanno incrociato diverse banche dati: le somme percepite indebitamente superano i 3 milioni di euro, ma sarebbero arrivate quasi a 12 milioni se proiettate su tutto il potenziale il periodo di erogazione di 18 mesi, se non fossero intervenuti i finanzieri. I beneficiari anziché acquistare beni di prima necessità hanno usato la carta per fare shopping in alcuni negozi del centro attraverso commercianti «compiacenti». Tutti sono stati denunciati in Procura. Ma il sospetto degli investigatori è che dietro ci possa essere una vera organizzazione che sarebbe in grado di eludere i controlli sui requisiti di residenza al momento della compilazione delle pratiche per ottenere il sussidio. Ed è un altro caso a poche ore da quello scoperto a Firenze: 15 persone denunciate - italiani e stranieri - per aver percepito indebitamente oltre 63mila euro. Attacca la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni: «Uno smacco a tutti quegli italiani perbene che pagano le tasse e che, con determinazione, cercano di uscire da questa grave crisi economica. Il reddito è una follia grillina che va abolita immediatamente. Dispiace che tutti i partiti che sostengono Draghi, abbiano votato contro l'ordine del giorno che ne chiedeva l'abolizione». Per l'azzurro Gasparri «questa è la politica dello sperpero dei grillini. Il reddito va rivisto da cima a fondo». Ma c'è il muro dei cinque stelle e del ministro del Lavoro Andrea Orlando, nel giorno in cui un rapporto della Caritas evidenzia che il 56% dei poveri in Italia non fruisce del diritto di cittadinanza e che un terzo dei beneficiari non è povero. «Il reddito è oggetto di critiche, osservazioni, in molti casi strumentali - dice il ministro - ma è stato uno strumento utile per gestire la pandemia garantendo al meglio la coesione sociale. Certo è migliorabile, vi sono delle storture che devono essere aggiustate, ma con il fine di rafforzare la misura, per farle centrare meglio l'obiettivo che le è assegnato». Per i grillini invece - nonostante una parte del Movimento pensi a una profonda revisione di criteri e requisiti di fronte anche alla mancata ricollocazione sul mercato dei beneficiari - la misura «non si tocca»: «C'è chi, in maniera ridicola, continua a chiedere la cancellazione dell'unica vera misura anti-povertà esistente in Italia. Per farlo si strumentalizzano gli sporadici casi di cronaca che, al contrario, rappresentano la testimonianza del fatto che i controlli funzionano. Basti pensare che l'anno scorso, quando il reddito ha aiutato concretamente 3,7 milioni di persone, meno del 2% dei percettori non ne aveva diritto. Una percentuale irrisoria - dice il cinque stelle Alessandro Amitrano - è certamente perfezionabile, e il Movimento sta lavorando per renderlo pienamente operativo. Ma vogliamo essere chiari: indietro non si torna».

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