Se sull'assegno manca una scritta lo Stato si prende il 150% dell'importo

Multe esorbitanti a chi stacca o incassa "cheque" da mille euro senza la dicitura "Non trasferibile". E le banche non informano i clienti

Se sull'assegno manca una scritta lo Stato si prende il 150% dell'importo

Occhio a quando staccate o ricevete un assegno superiore a mille euro: se non è presente la dicitura «Non trasferibile», rischiate sanzioni da tremila euro a cinquantamila euro. È l'effetto dell'inasprimento delle multe previste dal decreto legge 231/2007 e rese molto più pesanti dal luglio scorso con una circolare passata inosservata. Basti pensare che prima la sanzione era commisurata al 2% dell'importo del titolo. Adesso invece è una vera e propria stangata.

Ne sa qualcosa Gian Luigi Aquilini, impiegato di 44 anni, che ha pagato il funerale del nonno con un assegno di dieci anni fa dell'importo di quattromila euro e che ha ricevuto la notifica del ministero del Tesoro: seimila euro di sanzione se paga entro 60 giorni, altrimenti novemila euro. Stessa multa anche all'agenzia funebre, per una sanzione complessiva di 12 mila euro. Il tutto per due parole mancanti.

Eccolo l'unico abbraccio che uno Stato insensibile e distante dai deboli riesce a dare. Il Fisco attende un passo falso per stangare il contribuente e nel caso degli assegni è facile scivolare nell'errore. È la solita trama italiana: si inaspriscono le sanzioni per colpire i delinquenti ma alla fine lo Stato finisce per accanirsi coi cittadini comuni colpevoli di distrazione o di non essere stati informati a dovere. Per carità, si dice che la legge non ammette ignoranza, ma le nuove norme antiriciclaggio hanno tutte le sembianze di una parossistica mannaia.

«È evidente che il libretto di assegni non rappresenta per me un abituale mezzo di pagamento, tant'è che la matrice precedente riportava un assegno emesso nel 2006 - tuona Aquilini - Il mio Istituto di credito non ha mai provveduto né a richiamare il presente libretto né ad informarmi sul corretto utilizzo dello stesso. Una banca che con solerzia applica variazione dei tassi, imposte e commissioni a tutela del proprio interesse, ma che dimentica che il suo cliente sono (sarei) io!». Prima dell'entrata in vigore delle nuove norme, Aquilini avrebbe dovuto pagare soltanto 80 euro. Oggi la sanzione invece è pari al 150%, il che fa sorgere anche il dubbio di incostituzionalità dal momento che la norma non sembra rispettare il principio della proporzionalità tra l'illecito commesso e la relativa sanzione.

Di casi simili se ne sono verificati già molti altri. Un 67enne pensionato mestrino voleva regalare un'automobile al figlio e si è ritrovato con un «sovrapprezzo» statale di seimila euro. Stessa identica cosa è successa a un'ottantenne invalida dell'Orvietano che ha staccato un assegno da diecimila euro per aiutare la figlia: punita anche lei. In tutti questi casi, e chissà quanti altri, l'unica certezza è la mancanza di sensibilità del Fisco.

Gli assegni sono tracciabili e basterebbe poco per verificare l'utilizzo che ne è stato fatto e capire che non si è in presenza di riciclatori di denaro bensì di persone comuni ignare degli illeciti commessi. E che dire delle banche? Oltre ad emettere assegni con la scritta «Non trasferibile» predefinita (cose che non tutti gli istituti fanno), dovrebbero quantomeno comunicare le norme ai propri clienti, richiamare i vecchi libretti invece di prestare il fianco allo Stato vessatore. Tutto naturalmente se Stato e banche avessero un'anima.

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