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Politica

“Se tolgo il velo mio marito mi mena”. Montaruli: “Disposta a sostenere i costi per la tutela legale”

La vicecapogruppo di FdI alla Camera si è resa disponibile ad aiutare personalmente la donna se dovessero esserci dubbi sull’applicazione del gratuito patrocinio legale

donna velata

“Se tolgo il velo morte… Mio marito mi mena”. Con queste parole una donna velata intervistata da Dritto e Rovescio ha smontato tutta la narrazione della sinistra che in queste settimane sta cercando di convincere l’opinione pubblica che il velo integrale sia una scelta libera delle donne. Quelle parole hanno colpito per la loro crudezza e verità e dal centrodestra, l’onorevole Augusta Montaruli, vicepresidente dei deputati di Fratelli d’Italia e avvocato di professione, ha teso una mano verso quella donna: “La legge consente il patrocinio legale a prescindere dal reddito alla donna che subisce una violenza grave come la segregazione. Se anche dovesse esserci un dubbio sull’applicazione della norma, sono disponibile a sostenerne i costi, purché una donna esca da una situazione inaccettabile di costrizione così grave come quella di travisarsi, essere costretta a coprirsi totalmente pur di sottostare al volere di un’altra persona, secondo la legge della forza prepotente”.

Per lei “e per tutte coloro che vivono quella condizione, a maggior ragione bisogna sostenere il provvedimento Meloni contro l’uso del burqa nelle scuole. Insegnare alle ragazze che nessuna fede può umiliare e violare la dignità personale come la copertura totale del corpo non è solo necessario per ragioni di sicurezza, ma per garantire un’integrazione libera da qualunque tipo di sottomissione”.

Com’è nata questa iniziativa?

Dalle parole ascoltate nel servizio della trasmissione: l’Italia non può importare barbarie e consentire violenza a una donna che viene costretta a travisarsi, sotto la minaccia di morte. La nostra civiltà non consente tutto questo e l’uomo che pratica simili sottomissioni dovrebbe essere cacciato dal nostro territorio.

Nel caso in cui la donna decidesse di accettare la sua offerta, quali saranno i primi passi operativi per garantirne la sicurezza immediata e la tutela legale?

La denuncia e ciò che ne deriva: l’allontanamento dal marito, della donna con la prole in una località sicura. Il nostro ordinamento prevede la tutela legale con il gratuito patrocinio in questi casi. Forze dell’ordine, magistrati e assistenti sociali individuano luoghi sicuri per la permanenza.

Oltre agli strumenti di natura penale e sanzionatoria, quali interventi culturali o scolastici ritiene indispensabili per favorire una reale integrazione ed emancipazione delle donne musulmane in Italia?

Quello di Giorgia Meloni, che impone il divieto di burqa a scuola, è il modo migliore per affrontare le famiglie che sono ancora legate a questa violenza. Al contempo sostiene le ragazze e le nuove generazioni nel superarla, senza normalizzare una pratica che non può trovare cittadinanza in Italia.

Come si inserisce la proposta di vietare il burqa nelle scuole all’interno del quadro costituzionale sulla libertà religiosa e la sicurezza pubblica?

Non è libertà costringere una donna a coprirsi, neanche se questo è camuffato da religione. In ogni caso, prevale il diritto alla libertà: la sicurezza è lo strumento per essere autenticamente liberi.

Come risponde a chi sostiene che un divieto d’accesso con il velo integrale nelle scuole rischia di isolare ulteriormente le donne o le ragazze vulnerabili, allontanandole dalle istituzioni?

Al contrario, è il burqa che isola. Il divieto tende una mano solo a chi, purtroppo, è costretto a portarlo. Il decreto Meloni sta aprendo la strada alla libertà e all’integrazione per moltissime ragazze. Della loro libertà ce ne stiamo occupando noi, non il femminismo ideologico della sinistra, più attento all’Islam che agli effetti del radicalismo sulle donne.

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