Affidate le trattative con l'Iran al suo vice JD Vance, con la clausola "scherzosa" che, "se le cose andranno bene sarà merito mio, sennò sarà colpa sua", Donald Trump è tornato a concentrarsi sui tanti dossier interni lasciati aperti. Ma la zavorra dell'avventura militare in Medio Oriente, la cui conclusione rimane in bilico, continua a condizionare l'agenda politica del presidente. Martedì, il Senato, grazie alla defezione di quattro senatori repubblicani, ha approvato una risoluzione (già approvata anche dalla Camera) per imporre a Trump di mettere fine alle azioni militari nel Golfo, in assenza di una specifica autorizzazione del Congresso. L'impatto legale è minimo (Trump può mettere il veto), ma quello simbolico è grande e conferma la crescente frattura tra la Casa Bianca e una parte dei Repubblicani. Una riproposizione, al di qua dell'Atlantico, come ha sottolineato il Wall Street Journal, della distanza crescente, anche in Europa, tra Trump e alcuni suoi alleati delle destre continentali, compresa Giorgia Meloni.
L'orizzonte è quello delle elezioni di midterm, dove il Gop rischia concretamente di perdere la sua già risicata maggioranza alla Camera e - possibilmente - anche il Senato. I parlamentari repubblicani che a novembre rischiano di perdere il proprio seggio erano finora rimasti schiacciati tra la lealtà al presidente (e il timore di ritorsioni) e la realtà di un'economia i cui indicatori immediati per le tasche delle famiglie ricordano pericolosamente quelli dell'era Biden: alta inflazione, benzina alle stelle, mutui insostenibili, salari che non tengono il passo col costo della vita. Di qui il crescente dissenso. E di qui il piano degli strateghi della Casa Bianca per riportare l'attenzione sull'agenda economica del presidente e i temi che più stanno a cuore agli americani: martedì, il tycoon ha tenuto un comizio in una fabbrica di camion in Pennsylvania. Eppure, nonostante i post nei quali Trump assicura che "nello Stretto di Hormuz il petrolio è tornato a scorrere", i prezzi alla pompa rimangono alti. Del resto, ci vorranno mesi per tornare ai valori pre-guerra.
Ecco allora che il tycoon è arrivato ad attaccare anche le Big Oil, le compagnie petrolifere che con decine di milioni di dollari hanno sostenuto la sua rielezione, colpevoli di non adeguare i prezzi ai suoi desiderata. "Ho ordinato al dipartimento di Giustizia di indagare", ha annunciato ieri mattina. Trump è consapevole dei rischi ai quali andrebbe incontro con la perdita del Congresso. Su tutti, la minaccia di impeachment che l'ala progressista dei Democratici comincia già ad agitare. Una compagine che potrebbe arricchirsi dei candidati "comunisti" (così li ha definiti Trump) legati al sindaco di New York Zohran Mamdani, vincitori martedì delle primarie Dem. Il "Piano A" del tycoon per mantenere la propria maggioranza parlamentare si chiama "Save America Act". È la legge che imporrebbe agli elettori di fornire una prova di cittadinanza per registrarsi e l'obbligo di presentarsi ai seggi con un documento di identità. Trump è da sempre convinto che i Democratici "trucchino" le elezioni, facendo votare milioni di immigrati. Al Senato, il disegno di legge è già stato respinto cinque volte. Il rifiuto del leader della maggioranza repubblicana John Thune, legato alla vecchia guardia del Gop, di stravolgere le regole della Camera Alta per approvarlo a maggioranza semplice, ha portato a un nuovo conflitto.
Trump ieri si è rifiutato di firmare la legge bipartisan, appena varata dal Congresso, per calmierare il mercato immobiliare e favorire la costruzione di nuove abitazioni.Il "Piano B" di Trump, per chi ha imparato a comprenderne l'azione politica, è più semplice: imputare alla mancata approvazione della legge sulle elezioni l'eventuale sconfitta nelle urne.