La sfida degli anticorpi

Stop al farmaco Usa. Ma l'Italia rilancia: "Trovato il più potente, via ai test sull'uomo"

La sfida degli anticorpi

Ottime notizie dall'Italia, dal laboratorio senese di Rino Rappuoli. Meno buone dagli Usa. Il fronte è quello degli studi sulle terapie a base di anticorpi monoclonali contro il Covid19.

In Usa la Eli Lilly ha sospeso temporaneamente i test clinici della terapie a base di anticorpi monoclonali per «problemi potenziali per la sicurezza». Il trattamento che ha subito lo stop è simile a quello prodotto dalla Regeneron che è stato somministrato al presidente, Donald Trump.

Entrambi basati su un procedimento che è invece molto diverso da quello messo a punto in Italia a Siena che ha centrato invece l'obiettivo di individuare un anticorpo monoclonale particolarmente efficace: molto «potente» nel contrastare l'azione di Sars Cov2.

L'annuncio è arrivato ieri dal Monoclonal Antibody Discovery (MAD) Lab di Fondazione Toscana Life Sciences: è stato scelto l'anticorpo monoclonale (MAD0004J08) perchè si è dimostrato il più potente contro il virus dopo la selezione dei tre anticorpi risultati migliori sia per la capacità di legare la proteina spike e di inattivare il virus sia per la resa da un punto di vista dello sviluppo e produzione della terapia contro Sars Cov2.

«Quello degli anticorpi monoclonali è un approccio. Poi, come nella realizzazione del vaccino, anche per le terapie si utilizzano metodi molto diversi», spiega Fabrizio Landi, presidente di Fondazione Toscana Life Sciences. «Molte aziende sono state più veloci nelle prime fasi perché sono partite lavorando su cavie umanizzate, animali geneticamente modificati -prosegue Landi- Noi invece stiamo lavorando sugli anticorpi monoclonali umani selezionati a partire dal sangue di pazienti guariti da Covid19».

Un processo quindi più complesso all'inizio anche per la raccolta del plasma ma che ora sembra dare frutti migliori con la collaborazione dei guariti da Covid che hanno donato il loro sangue. Tra questi è stato individuata una paziente con anticorpi molto forti che quindi sono molto più promettenti. «Non tutti i pazienti sviluppano anticorpi nello stesso modo -prosegue Landi- All'inizio dell'epidemia abbiamo collaborato soltanto con lo Spallanzani di Roma perchè erano gli unici ad avere pazienti guariti poi ci siamo rivolti anche all'ospedale di Siena. In sostanza vengono copiati, clonati in laboratorio gli anticorpi più forti e in questo modo la terapia è anche più sicura rispetto all'utilizzo diretto del plasma che presenta rischi se non viene «pulito» perfettamente. La produzione in laboratorio apre ad una terapia di massa impossibile da raggiungere con il plasma lavorato dei pazienti che non sarebbe mai sufficiente». L'obiettivo ideale indicato da Landi è quello di ottenere una terapia tanto potente da essere efficace in piccole dosi. «Sembra che la dose usata per Trump sia 8 grammi, vuol dire che la somministrazione è lunga e complessa -prosegue Landi- Il nostro obiettivo è quello di dosi sufficienti in milligrammi».

Sui tempi il presidente è cauto ma si punta ad entrare nella fase clinica, la sperimentazione sull'uomo, ai primi di dicembre. Per Landi si può anche ipotizzare di usare la terapia come profilassi nei sani, in attesa del vaccino.

«L'immunità dura qualche settimana ma potrebbe essere la chiave per superare in sicurezza la fase di attesa del vaccino -osserva Landi- Potrebbe essere somministrato alle categorie più a rischio e indispensabili come i medici».

Pubblicato su BioRxiv il lavoro scientifico «Extremely potent human monoclonal antibodies from convalescent Covid-19 patients» relativo alle evidenze dell'attività svolta finora.

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