Ce l'avessero raccontato in quel settembre 2001 davanti alle rovine fumanti di Ground Zero non ci avremmo creduto. Invece, neanche 25 anni dopo la stragi delle Torri Gemelle per mano del terrore jihadista, New York s'affida a Zohran Mamdani, un sindaco islamista che pronuncia sul Corano (anzi su due Corani) il suo giuramento alla città. Senza mai rinnegare gli auspici di una "intifada globale" pronunciati durante la campagna elettorale. Certo Mamdani, pargolo di un antropologo ugandese con cattedra nella super liberal Columbia University e di una famosa regista di origini indiane, altrettanto liberal, non può esser paragonato ai truci terroristi di Al Qaida. Non foss'altro perché, a differenza di Osama Bin Laden e compagnia, non predica il fondamentalismo sunnita, ma il credo sciita. La sua ascesa non è però meno inquietante. E non solo per la sua fede anti-israeliana. O per la nomina a consulente legale della metropoli di Ramzi Kassem, già avvocato di un terrorista di al Qaida. Tutto in Zohran, a partire dal giuramento davanti a pochi intimi nel cuore della vecchia stazione del metrò di City Hall chiusa da decenni, fa pensare a un progetto scenografico e al tempo stesso strategico. In quella scenografia, le viscere della Grande Mela non sono - come vuole farci credere - solamente un omaggio ai lavoratori della metropoli. Un sindaco nero e musulmano che giura su due Corani (uno del nonno, l'altro appartenuto a uno scrittore e storico afroamericano) sorretti dalla moglie siriana (pure lei musulmana) Rama Duwaji nella città simbolo dell'11 settembre ha un potenza comunicativa tanto devastante quanto l'immagine dei due aerei di linea che abbatterono le Torri Gemelle. Forse non per noi, ma sicuramente per le centinaia di musulmani che hanno seguito in mondovisione il giuramento. Ma torniamo a Zohran. Chiunque lo definisse vicino al terrorismo jihadista sbaglierebbe di grosso. Ma sarebbe altrettanto miope chi non scorgesse nella sua ascesa le tipiche mosse dell' "islam politico".
A New York, Zohran promette case ad affitti congelati, negozi di proprietà pubblica a prezzi calmierati e autobus gratis. A Teheran, 56 anni fa, le moschee fedeli a Khomeini conquistarono il paese e deposero lo Scià aiutando oppressi, analfabeti e miserabili. Ma la vittoria dell' "islam politico" khomeinista non fu un fenomeno solo iraniano. La sua scintilla resuscitò una fede islamica che sembrava appassita. E con la stessa metodologia l' "islam politico" dei Fratelli Musulmana portò a Gaza quell'Hamas diventato forza egemone finanziando scuole, università e orfanotrofi. E all'alba del 2011 furono i denari del Qatar e della Fratellanza Musulmana a dar vita a quelle primavere arabe dipinte come l'alba della democrazia e subito rivelatesi l'anticamera dello jihadismo. Quindi attenzione al signor Mamdani. Perché far sventolare su New York, la bandiera dell'"intifada globale" non è un messaggio ininfluente. Quel termine, mai rinnegato dal nuovo sindaco islamico-socialista, può sembrare, a noi europei annoiati, una banale esagerazione.
Non lo è per un Ummah musulmana pronta a concludere che se Zohran ha conquistato la Grande Mela e sepolto la memoria delle 2.977 vittime dell'11 settembre allora l'Islam globale ha la forza e la capacità di conquistare non solo Gaza e la Palestina, ma anche l'America, l'Europa e il resto del mondo.