Lo shopping del Dragone nel Vecchio Continente: investiti oltre 165 miliardi

In Italia il numero di società acquistate dai cinesi è cresciuto di 20 volte in dieci anni

Lo shopping del Dragone nel Vecchio Continente: investiti oltre 165 miliardi

Industrie, società di beni di consumo, dell'hi-tech e dell'intrattenimento. Negli ultimi dieci anni i passaggi a Oriente di molte delle più note aziende del Paese non sono mancati. Il picco degli investimenti si è verificato soprattutto tra il 2014 e il 2015, anno in cui il gigante della chimica cinese, China National Chemical, ha acquisito una quota di controllo in Pirelli per 7,3 miliardi di euro. Una delle operazioni storiche, e più note, portate a termine nel Belpaese. Ma non certo un caso isolato. In Europa, i settori industriali in cui i cinesi hanno investito di più dal 2008 a oggi sono quello della chimica (48,8 miliardi di dollari), dell'energia (25,9 miliardi), il mercato immobiliare (23,9 miliardi), le miniere e le attività estrattive (23,1 miliardi), Internet e software (15,1 miliardi), automotive (14,8 miliardi) e finanza (14,3 miliardi). In totale oltre 165 miliardi. La lista dello shopping, da Milano a Palermo, è molto lunga e include anche marchi storici dell'industria italiana: Candy, Berloni (cucine) il gruppo Ferretti Yacht, il brand di moda Krizia, l'oleario toscano Salov con i suoi marchi Olio Sagra e Filippo Berio, Buccellati (alta gioielleria). Basti pensare che il numero di società italiane acquistate da entità cinesi è cresciuto di oltre 20 volte negli ultimi 10 anni. E che l'Italia ha rappresentato la quinta destinazione globale per numero di investimenti dalla Cina escludendo Hong Kong e Singapore, tipicamente Paesi di transito. Tra i Paesi europei, l'Italia è terza dopo Germania e Regno Unito davanti alla Francia.

Tornando ai casi concreti, ci sono state inoltre le operazioni sulle grandi quotate italiane come Generali, Mediobanca, Telecom Italia, Eni, Enel, Fiat e Prysmian, dove la People's Bank of China ha detenuto, spesso con operazioni spot, piccole quote azionarie. A oggi non risultano, comunque, quote in trasparenza sopra l'1%, che non esclude però una presenza, seppur minima, al di sotto di questa soglia.

E allora fa storia l'importante ingresso di Sgid in Cdp Reti, il braccio operativo di Cdp che controlla Snam, Italgas e Terna. State Grid International (Sgid) è la finanziaria di State Grid, la società pubblica che possiede le reti dell'energia in Cina, e detiene il 35% di Cdp Reti dal 2014.

Esclusa Pirelli, le operazioni forse più note al grande pubblico riguardano, poi, l'ingresso dei cinesi nel Milan e nell'Inter. Il gruppo Suning ha acquisito una quota di maggioranza nel club nerazzurro nel 2016, mentre, tra luci e ombre, il gruppo rossonero è passato per 740 milioni di euro, alla cordata guidata dall'imprenditore cinese, Yonghong Li. Oggi dopo una serie di guai giudiziari, il club è nelle mani del fondo americano Elliott. Tra gli investimenti più recenti, da ricordare, a fine 2017, l'acquisizione del gruppo biomedicale Esaote da parte di un consorzio nel quale figura anche Yufeng Capital, co-fondato dal patron di Alibaba, il gigante dell'e-commerce cinese, Jack Ma.

Secondo alcuni osservatori, negli ultimi tre anni, però, il governo cinese ha dato un taglio allo shopping sfrenato dei gruppi all'estero, per concentrare le attenzioni su progetti mirati. Secondo alcuni osservatori, la Cina punta soprattutto ad assorbire il know how di specifiche realtà aziendali, valore di cui l'Italia continua ad abbondare tra tradizione e innovazione.

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