Piove sul bagnato e ormai su Ranucci diluvia: il conduttore di Report ora dovrà affrontare anche un esposto di 18 pagine a opera del generale Mario Mori. Quest'ultimo chiede alla Procura di Roma di verificare (retoricamente) se la puntata di Report andata in onda il 24 maggio, "Le piste nere", contenga diffamazioni, falsità, omissioni e accostamenti capaci di stravolgere i fatti. Temiamo di conoscere la risposta.
Il Generale aveva già deciso di querelare il 24 maggio ma ha impiegato tempo anche per via della cervellotica ricostruzione del servizio di Report, che cita di filato (non stiamo scherzando) un percorso associativo tra Uno Bianca, prefetto La Barbera, golpe Rosa dei Venti, golpe Borghese, loggia P2, servizi segreti, trattativa Stato-mafia, strage di Bologna, Paolo Bellini, strage di Capaci, bombe ai monumenti del 1993 e cooperative rosse. C'è anche la strage di via D'Amelio, questo proprio a ridosso del 19 luglio e della commemorazione della morte di Borsellino: infatti il filone Mafia-appalti, sul quale indagano la Procura di Caltanissetta e la Commissione antimafia, è contestato dai Cinque Stelle, da Report e da un gruppo di cronisti schierati di conseguenza; tuttavia la Procura e la Commissione hanno già giudicato questa pista come concausa di "elevata credibilità razionale" della strage, anche perché riguardava un innominabile crocevia di interessi mafiosi, politici e imprenditoriali che non solo anticipavano Tangentopoli (che non era ancora pienamente nata) ma prefigurava livelli di responsabilità mai sfiorati prima e neanche dopo. Falcone e Borsellino furono uccisi sull'orlo di questo precipizio giudiziario, e prima del più grande depistaggio che il Paese ricordi. Anche perché è ancora in corso.
L'autore del servizio di Report, di diverso avviso, è Paolo Mondani, vero specialista di montaggi che colleghino insieme anche l'impossibile; alla fine del servizio Ranucci inclina la testa e domanda: "È possibile che?". Report insinuava che Mori abbia protetto il poliziotto La Barbera nella vicenda Uno Bianca; che nel 1975 sia stato allontanato dal Sid per contatti con l'eversione nera; che abbia agito nella trattativa con Ciancimino come uno "spregiudicato uomo dei Servizi"; che abbia poi infiltrato Bellini in Cosa Nostra senza fermare le stragi. Mori replica punto per punto, come la Giustizia italiana ha già accettato e confermato da tempo.
Ma il cuore politico del servizio, dicevamo, è Mafia-appalti. Si riproponeva la teoria delle "due informative": una prima relazione del Ros consegnata a Falcone nel febbraio 1991 (senza i nomi dei politici) e una seconda depositata soltanto dopo le stragi, nella quale i nomi sarebbero comparsi. Mori allega i documenti del luglio e agosto 1990, già consegnati a Falcone e Guido Lo Forte, contenenti riferimenti a vari esponenti politici; qualcuno compariva nello stesso rapporto già nel febbraio 1991. Ma la tesi della "doppia informativa", in ogni caso, è già stata già definita dal gip di Caltanissetta "non affatto provata".
Poi Report, sempre su Mafia-appalti, difende la versione cara a Scarpinato: il 14 luglio 1992 Borsellino sarebbe stato informato della richiesta di sostanziale archiviazione di Mafia -appalti firmata il giorno precedente anche da Scarpinato, neo senatore dei Cinque Stelle. Lo spiega appunto la richiesta di archiviazione di Caltanissetta che Report non ha neppure considerato: Borsellino, vi si legge, fu coinvolto direttamente in Mafia-appalti soltanto il 14 luglio 1992 e in maniera "parziale e lacunosa"; nelle audizioni immediatamente successive alla strage, inoltre, nessuno ricordò (volle ricordare) questa scandalosa richiesta di archiviazione di un'inchiesta che sarebbe stata la più clamorosa della nostra Storia. E' ormai appurato l'isolamento di Falcone e Borsellino e la discutibile (eufemismo) gestione di mafia-appalti sotto Pietro Giammanco e i suoi pm, tra i quali appunto Scarpinato. Mafia-appalti fu precondizione e fattore concorrente delle stragi successive: altro che inchiesta insignificante, ma, soprattutto, altro che "piste nere" di Report.
Piccola nota: il 15 giugno scorso, peraltro, Paolo Mondani ha partecipato a una conferenza di giornalisti siciliani che si oppongono alla pista Mafia-appalti come concausa chiave: tra gli intervenuti c'era anche Roberto Scarpinato (a una conferenza di giornalisti) che fu protagonista diretto, come detto, della vicenda. Quindi Paolo Mondani prima firma il servizio di Report che accredita la versione di Scarpinato, poi compare con Scarpinato a un convegno sulle stragi.
Report non ha neppure confrontato ricostruzioni differenti: ne ha presa una per buona e basta, quella già sbugiardata dalla Storia. Ha presentato come verità una ricostruzione smentita in sede giudiziaria. Non è giornalismo d'inchiesta: è politica fatta col montaggio, è politica raccontando il falso.
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