Si vota, rispunta la "pista russa" della Lega

L'inchiesta sugli immobili s'intreccia col caso Savoini. A urne quasi aperte

Si vota, rispunta la "pista russa" della Lega

Milano. Dovunque si guardi intorno, Matteo Salvini oggi vede un pm che gli dà la caccia. A una manciata di giorni dalle elezioni regionali, ogni volta che si parla dei guai giudiziari della Lega, l'ex ministro degli Interni ostenta tranquillità e sdrammatizza a colpi di battute. Ma in realtà il leader leghista sa che la situazione è delicata. E se dai processi siciliani per sequestro di persona, per il blocco delle navi dei migranti, Salvini è convinto di uscire a testa alta, più grave è la situazione al nord, dove tre Procura - Genova, Milano e Bergamo - stanno stringendo il cerchio sulle strutture finanziarie del Carroccio. E dove sta emergendo l'esistenza di un sottobosco di faccendieri e mediatori che in nome della Lega realizzano manovre ed affari.

L'ultimo grattacapo per Salvini viene dall'incrocio, rivelato ieri dal Corriere della sera, di due inchieste condotte dalla Procura di Milano. La più recente e dinamica, quella sul capannone rifilato da tre commercialisti leghisti alla Lombardia Film Commission, ha un punto di contatto con un'altra indagine di cui invece, dopo il grande clamore iniziale si erano apparentemente perse le tracce: gli affari in terra di Russia di Gianluca Savoini, uomo di fiducia a Mosca di Salvini, con il tentativo (fallito) di lucrare su una megafornitura di prodotti petroliferi all'Italia: e una parte della cresta sarebbe stata destinata alla Lega.

Il punto di contatto tra le due inchieste si chiama Francesco Barachetti, bergamasco, piccolo imprenditore con alle spalle qualche vicissitudine. Barachetti nell'indagine sulla Film Commission entra come esecutore dei lavori di ristrutturazione del capannone di Cormano, e incassa 285mila euro. A fargli avere il lavoro, sono due dei commercialisti leghisti. D'altronde Barachetti è l'artigiano di fiducia del partito, lavora anche per la sede di via Bellerio, fattura alla grande grazie al rapporto di fiducia con lo stato maggiore del partito. Un sospetto degli inquirenti, è che una parte dei soldi versati a Barachetti rientrino sottobanco nella disponibilità dei dirigenti leghisti. Anche a questo si riferisce il meno «ortodosso» tra i commercialisti arrestati, Michele Scillieri, quando in una intercettazione si sfoga, «quelli dalla Lega hanno ciucciato montagne di soldi». É lo stesso dubbio che sembra nutrire il senatore Roberto Calderoli, quando nei giorni scorsi ipotizza che qualcuno abbia «fatto la cresta» sul capannone di Cormano.

Ebbene, il nome di Barachetti spunta anche sul fronte orientale. L'artigiano bergamasco ha sposato una ragazza russa, Tatiana Andreeva, che col paese d'origine ha mantenuto solidi rapporti. La Andreeva in patria ha conti correnti e società, e su questi conti approdano una parte dei soldi che il marito riceve dal partito. Con questi fondi, secondo il Corriere, viene acquistato un appartamento a San Pietroburgo. Ma anche qui gli inquirenti si fanno la stessa domanda del caso Film Commission: dietro Barachetti ci sono gli interessi della Lega?

Di spunti su cui indagare, come si vede, ce ne sono parecchi, visto che - comunque la si guardi - i flussi di danaro sono tutto tranne che lineari. Ma a preoccupare Salvini sono anche i tempi delle inchieste. Anche se il leader evita accuratamente di parlare di «giustizia a orologeria» è un dato di fatto che la richiesta di arresto dei tre commercialisti, ferma da oltre due mesi, è scattata a ridosso delle elezioni. E ancora più ravvicinata al voto è la rivelazione dei rapporti tra l'elettricista Barachetti e il mondo dell'ex Urss. Non sono rivelazioni in grado di spostare voti nelle urne di domenica. Che però il clima giudiziario per la Lega si stia facendo pesante, a Matteo Salvini non sfugge.

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