"Siamo liberi, ma c'è serietà" Mattarella piccona Johnson

Il capo dello Stato con 13 parole dà una lezione di democrazia in risposta al premier inglese

"Siamo liberi, ma c'è serietà" Mattarella piccona Johnson

Roma. E no, questa non passa. Caro BoJo, dice Sergio Mattarella, ti stai sbagliando, non siete gli unici a coltivare la democrazia. «Anche noi italiani amiamo la libertà ma abbiamo a cuore pure la serietà», per questo i nostri numeri sul Covid sono più confortanti dei vostri. Tredici parole semplici, rudi nella loro chiarezza, a prova di equivoco e fraintendimenti, quanto basta per ristabilire la verità e difendere una nazione intera. Niente sorrisi. Per una volta la diplomazia si fa con la franchezza, con i fatti sbattuti in faccia.

Una frase singola, pronunciata a Sassari a margine di un convegno dedicato a Francesco Cossiga, con il tono secco che avrebbe usato il presidente picconatore. Mattarella è irritato, il discorso del primo ministro inglese, per il quale i britannici sono meno ligi alle regole e alle restrizioni sanitarie «perché a differenza di altri Paesi da secoli amano la democrazia», non è accettabile. Come mai in Italia e in Germania, aveva chiesto lo speaker della Camera dei Comuni, il laburista Ben Bradshaw, «la percentuale dei contagi è più bassa della nostra? Non avranno magari un sistema di test e di tracciamenti pubblici che a livello territoriale funziona meglio?». No, non è così, la risposta di Boris Johnson. «C'è un'importante differenza tra la Gran Bretagna e il resto del mondo. Se guardate la storia di questo Paese vi accorgerete che negli ultimi trecento anni è stato sempre all'avanguardia per libertà di pensiero e democrazia. Ogni avanzamento sociale, ogni forma di progresso civile, sono partiti da qui. È difficile costringere il nostro popolo ad obbedire a delle linee guida».

Come dire: noi inglesi siamo spiriti liberi, gli altri sono abituati a eseguire gli ordini dall'alto. Davvero intollerabile per il capo dello Stato. Non toccatelo su questi argomenti, guai a pungerlo sull'orgoglio, a mettere in dubbio la dignità nazionale e l'animo degli italiani. Mattarella ha lasciato passare qualche ora, supponendo che Palazzo Chigi o la Farnesina replicassero a tono. Niente da fare. Così, stufo di aspettare una presa di posizione di Conte o Di Maio, ci ha pensato lui a ribattere direttamente a Boris Johnson, a ricordargli come sappiamo coniugare la libertà con la serietà. E poco importa che in serata fonti del Quirinale cerchino di ridurre l'impatto delle dichiarazioni di Mattarella, definendole una frase pronunciata in un contesto informale e privato»: la forza diplomatica della puntualizzazione c'è tutta, lo schiaffo a BoJo è sonoro.

E del resto come il presidente la pensi sull'argomento è noto. A fine luglio, durante la cerimonia dello scambio di auguri del Ventaglio, aveva già ammonito sul pericolo di abbassare la guardia sul Covid. «La libertà non è il diritto di far ammalare gli altri. Qualche mese fa morivano 800 concittadini al giorno, adesso non possiamo rimuovere tutto per rispetto dei defunti, dei sacrifici affrontati dalla gente con comportamenti che ci permettono di guardare con maggior fiducia al futuro». Insomma, noi in Italia abbiamo fatto quello che dovevamo, da altre parti, invece «Altrove il rifiuto o l'impossibilita di seguire quei comportamenti sta provocando drammatiche conseguenze», aveva detto, alludendo forse proprio a inglesi e americani. «Siamo tutti esposti alla medesima fragilità e la nostra risposta si è tradotta in un'esperienza preziosa». Basta seguirla, senza polemizzare o offendere.

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