"Siamo sotto attacco" In Sicilia spunta la taglia per catturare i piromani

Evacuazioni sulle Madonie, la Calabria chiede aiuto. Draghi: "Piano straordinario"

"Siamo sotto attacco" In Sicilia spunta la taglia per catturare i piromani

Ragusa. «Criminali. Dovrebbero provare sulla loro pelle cosa significa bruciare». In una Sicilia di fuoco, sotto l'assedio degli incendi in lungo e in largo, i commenti non si risparmiano. C'è l'amara consapevolezza che nella gran parte dei casi si tratti di roghi dolosi. Monta la rabbia e si acuisce il dolore. Si deve fare i conti con il lavoro di una vita andato in cenere, tra aziende in ginocchio e famiglie che hanno perso la casa, si è dovuto guardare in faccia la morte di tanti animali selvatici e del bestiame arsi vivi. Sono 5 le vittime umane tra Sicilia e Calabria a pesare sulla coscienza di chi ha appiccato i roghi. Ettari di macchia mediterranea e boschi sono andati distrutti e la biodiversità è compromessa.

Alle 10 di ieri solo i vigili del fuoco, in appena 12 ore, avevano effettuato 528 interventi tra Sicilia e Calabria. Ed è proprio in queste due regioni che si registrano le maggiori criticità. In Calabria le fiamme hanno devastato il Reggino, il Catanzarese e il Cosentino. Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ha esortato il presidente Draghi ad andare nell'isola a Ferragosto per «verificare lo stato disastroso in cui versa il territorio». E Draghi gli ha telefonato: «C'è da programmare con urgenza un programma di ristori per le persone e le imprese colpite, e un piano straordinario di rimboschimento e messa in sicurezza del territorio». I roghi attivi ieri mattina erano 59, dato in calo rispetto a mercoledì. «Ma la situazione resta grave» dice Nino Spirlì, presidente della Giunta regionale che aveva chiesto al Governo la dichiarazione dello stato di emergenza.

In Sicilia la situazione resta critica sulle Madonie, nella zona di Polizzi Generosa dove sono state evacuate 150 persone. «C'è un disegno dietro a questi roghi. Le Madonie sono sotto attacco». È lo sfogo del sindaco della città, Gandolfo Librizzi, che ha trascorso la notte tra mercoledì e ieri con centinaia di uomini per fronteggiare le fiamme finanche con i secchi. Ciò dà contezza della disperazione. «Quando si tratta di far fronte all'emergenza siamo bravissimi. Nei nostri territori c'erano tantissimi volontari, carabinieri, guardia di finanza, forestali e protezione civile attacca Librizzi -. Quello che non capisco perché non si fa nulla per la prevenzione». Anche il sindaco di Petralia Sottana (Palermo) Pietro Macaluso parla di un «attacco» che ha piegato la città dove si contano più di 100 evacuati, 3 famiglie ridotte senza casa, 10 aziende agricole danneggiate e centinaia di animali morti. «Alle favole crediamo quando siamo piccoli dice -. Non c'è stato nessun centro delle Madonie che non abbia avuto danni dall'inferno di questi giorni. Blufi, Geraci Siculo, Petralia Soprana e Sottana, Castellana Sicula, Gangi, Polizzi Generosa. Bisognerà capire il motivo di questa aggressione e lavorare perché il prossimo anno non siamo di nuovo a fare la conta dei danni». Il primo cittadino di Linguaglossa, Puglisi, promette: «Chi denuncia i piromani sarà esonerato dalle tasse per 5 anni».

Intanto l'incendio che ha devastato Pergusa (Enna) non è ancora spento e, alimentato dall'anticiclone Lucifero, si è diretto verso Valguarnera. Sono almeno sei i punti dai quali il fuoco si è sviluppato. È andata distrutta la riserva di Calaforno, nel Ragusano, dove le alte fiamme hanno devastato ettari di demanio e ucciso tanti animali. Fiamme anche a Caltabellotta (Agrigento). La situazione inizia a essere sotto controllo in Sardegna, dove i danni sono ingenti, ma ci sono ancora zone a rischio come le colline tra Morgongiori e Masullas sul Monte Arci, Sant'Antonio, Crastu Abile, nelle campagne di Borore e le campagne di Escolca. Ieri a fuoco pure la collina di Monte San Martino nel Reatino.

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