Il sorriso forzato e il volto un po' teso. Così monsignor Gianni Fusco è apparso davanti alle telecamere del Tg1 per raccontare la sua versione sulla cena di tre anni fa con Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. Quel silenzio che, comprensibilmente, aveva scelto nei primi giorni di clamore dopo la notizia dell'indagine sull'ex editore è stato rotto a sorpresa davanti a milioni di spettatori. Ai microfoni del telegiornale ha raccontato di essere stato invitato a cena dal figlio di Lavitola e che in quell'occasione Ranucci gli era stato presentato come un "amico di famiglia".
Nella conversazione a tavola - ha rivelato - si parlò anche del processo al cardinale Angelo Becciu che pochi mesi dopo sarebbe stato condannato in primo grado dal tribunale vaticano per peculato e truffa. Una sentenza di cui la Corte d'appello ha decretato di recente la nullità relativa. Secondo Fusco a quella cena non seguì un altro incontro con Ranucci (né con Lavitola senior), ma i contatti con il giornalista andarono avanti tramite messaggi.
Non sorprende che il conduttore abbia chiesto "opinioni" sul processo a Becciu al suo commensale in clergyman: Report, infatti, nell'aprile del 2021 realizzò una puntata a lui dedicata dal titolo "Lo sterco del diavolo". La trasmissione, in onda prima del rinvio a giudizio in Vaticano, non aveva messo nel mirino l'ex sostituto solo per le accuse del futuro processo ma anche per una presunta corruzione sulla causa di beatificazione di Aldo Moro che sarebbe avvenuta mentre era prefetto della congregazione dei santi. Report aveva dato credito alle parole del postulatore Nicola Giampaolo su una richiesta di 80mila euro fattagli a nome di Becciu per sbloccare la pratica. Ranucci stesso aveva riportato presunte confidenze di postulatori per i quali "il prefetto di allora non poteva non sapere" e lo aveva definito "un vaso di pandora".
Ma a ottobre scorso ci ha pensato il tribunale vaticano a dare un duro colpo all'impianto della puntata condannando la fonte di Report a tre anni e sei mesi di reclusione per calunnia. All'epoca della messa in onda, Ranucci sembrava talmente concentrato sulla figura di Becciu che in più interviste volle rimarcare la "coincidenza temporale" tra l'uscita di un dossier contro Report e la loro inchiesta sul cardinale.
Ora è arrivata la rivelazione di monsignor Fusco sull'interesse manifestato a tavola. Nel nostro articolo di domenica avevamo spiegato che, nonostante sui media sia definito "consigliere fidato di Parolin", il prete potentino non ha alcuna collaborazione formale con il segretario di Stato (che però rivendica di conoscere bene).
E per la prima volta, nell'intervista Fusco ha precisato di non avere effettivamente alcuna collaborazione, oltre a sostenere di non essere la fonte di Report in Vaticano. Poi ha negato di aver chiesto servizi su Parolin a Ranucci, circostanza però non sostenuta da alcun organo di stampa.
Nel nostro articolo avevamo scritto che
l'accostamento indiretto del nome del cardinale a questa vicenda rischiava di creare imbarazzo in Terza Loggia. Dopo la "confessione" televisiva di Fusco, il cardinal Parolin potrà godersi più serenamente le vacanze in Primiero.
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