Quel silenzio di Di Maio costretto a salvare la faccia

La strategia cerchiobottista: votare una mozione "vuota" e poi sostenere il premier

Quel silenzio di Di Maio costretto a salvare la faccia

La situazione sul dossier Tav può essere sintetizzata parafrasando Mark Twain: «La notizia della morte del governo è fortemente esagerata». Nella giornata della minaccia del leader della Lega Matteo Salvini sull'Alta velocità «chi vota No sfiducia il premier Conte», il quartier generale del capo politico M5s Luigi Di Maio non sembra essere troppo turbato dall'intemerata del leghista. Sulla Torino-Lione la decisione è già presa da tempo, questo filtra dal Palazzo, con l'accordo tacito dei pentastellati che avrebbero dato l'ok al presidente del Consiglio di concedere il via libera alla discussa opera. Ciò che resta è il solito gioco di specchi di una campagna elettorale permanente, ma a intensità variabile. Se Salvini gioca a fare il paladino dei «cantieri da sbloccare», l'omologo grillino fa finta di salire sulle barricate per cercare di tenere insieme la truppa. Dal Movimento non viene messa in discussione la mozione, in discussione domani al Senato, che impegna il Parlamento a pronunciarsi contro la Tav e a usare diversamente le risorse stanziate per il finanziamento del progetto. Scontato il fatto che il documento verrà votato soltanto dai senatori del M5s. Allo stesso tempo, gli stellati ribadiscono «la piena fiducia nel premier Conte» e la «volontà di andare avanti con il governo». Nel caso, la responsabilità di staccare la spina dovranno prendersela altri, è il succo dei ragionamenti, nello specifico Salvini. E tra i grillini c'è chi scherza: «Non vi lamentate, almeno stavolta il gruppo al Senato voterà tutto compatto». Un gigioneggiare che evidenzia la strategia cerchiobottista di Di Maio: dare luce verde alla Torino-Lione tramite Conte e tentare di salvare la faccia con una mozione bandiera appoggiata da tutti i grillini di Palazzo Madama.

Domenica, a provocare la reazione di Salvini, era stato il capogruppo dei senatori grillini Stefano Patuanelli. Che aveva detto: «Nel contratto di governo non c'è scritto che il Tav va fatto così com'è, piuttosto c'è l'impegno a ridiscutere integralmente il progetto. Mentre oggi il Carroccio vuole votare per il progetto originario della Torino-Lione. E questa sarebbe sicuramente una violazione del contratto». Ieri Di Maio ha messo i puntini sulle i in coda a un post su Facebook sul taglio dei parlamentari, ma senza nominare né la Tav, né l'alleato di governo: «Chi tifa per la caduta del governo è perché ha paura di non essere rieletto. Ha paura di trovarsi un lavoro come tutte le persone normali. Noi questa paura non ce l'abbiamo. A noi della poltrona non ce ne frega nulla. Il Movimento 5 Stelle lavora per fare cose giuste, non per il consenso. E io ne vado fiero!». Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli ha risposto a Salvini a pochi metri di distanza. Entrambi nella mattinata di ieri si trovavano a Milano, in occasione della presentazione del nuovo hub della stazione ferroviaria di Rogoredo. «Il governo non cadrà - ha spiegato Toninelli - Salvini minacci chi vuole, ma la mozione impegna il Parlamento in quanto organo che ha approvato l'accordo internazionale». Poi ha aggiunto, tenendo il punto: «Da esponente del M5s posso permettermi di dire che l'opera è uno spreco e un danno dal punto di vista ambientale e un favore fatto alla Francia. Un accordo fatto da politici incapaci».

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