Leggi il settimanale

In silenzio sulle chat, ma per i paladini Lgbt era tutto "omofobia"

Da Zan a Bonelli, quando la difesa dei diritti civili è solo a senso unico

In silenzio sulle chat, ma per i paladini Lgbt era tutto "omofobia"
00:00 00:00

Non una parola per prendere le distanze da Sigfrido Ranucci e dalle sue chat con Maria Rosaria Boccia. Etichettare il nostro direttore Tommaso Cerno o Massimo Giletti come membri di una "lobby gay", che fanno parte di uno strano "giro gay" non ha urtato la sensibilità dei valorosi paladini dei diritti civili. No, questa volta no!

Eppure, basta dare uno sguardo al recente passato per capire quanto gli onorevoli di sinistra fossero attenti a certe tematiche. Uno su tutti l'onorevole Alessandro Zan, che non ha mai risparmiato nessuno. Sempre intransigente, soprattutto con chi osava criticare la sua proposta di legge. Per lui erano "tutti omofobi". Nel 2020, per esempio, in un'intervista ha affermato che "la destra è omofoba e misogina". Non solo, ha rivolto le stesse accuse anche a Giovanni Donzelli di Fratelli d'Italia, perché aveva osato criticare la sua proposta di legge. Alessandro Zan, però, è andato anche oltre. Ha querelato la leghista Silvia Sardone per un post ritenuto discriminatorio nei confronti degli omosessuali. Per i "sinistri" ci sono gay e gay. Quelli che piacciono a loro e quelli che, invece, non gli vanno proprio giù. Forse perché scomodi. È il caso dell'ex Presidente della Regione Calabria Nino Spirlì. Anche lui è stato tacciato di essere omofobo da Alessandro Zan. Il motivo? Nino Spirlì (omosessuale, cattolico e di destra) non si è mai allineato alle rivendicazioni dell'associazionismo Lgbtq+. Spirlì ha una sua idea del perché a sinistra tutti tacciono di fronte alle chat di Sigfrido Ranucci. "Stanno tutti zitti perché a sinistra sono ricchioni per moda!". Il tono al telefono è deciso. "In questo momento gli omosessuali non servono al dibattito pubblico e tacciono. I veri omofobi - sottolinea Spirlì - a prescindere se gli accusati da Ranucci siano o meno omosessuali, sono proprio loro. Usano l'omofobia a fasi alterne come le lucine dell'albero di Natale". Come dargli torto? Alessandro Zan non è il solo ad aver puntato il dito. Anche Monica Cirinnà (che oggi non ha detto mezza parola sul caso sollevato da noi de Il Giornale) in passato era sempre pronta ad appiccicare etichette da omofobo. Nel lontano 2015 accusò perfino la scrittrice Michela Murgia di diffondere "cliché omofobi" per una foto condivisa sui social. Sempre lei, la passionaria, nel 2018 si presentò nell'Aula del Senato con la maglia delle famiglie arcobaleno per provocare l'allora ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. In una lettera aperta lo invitò a "non far ripiombare il Paese nel buio" dopo che Fontana aveva espresso un'opinione sulle famiglie arcobaleno. Anche Angelo Bonelli, di Avs, accusò Lorenzo Fontana di essere "omofobo". Lo fece in diretta tv subito dopo l'elezione di Fontana a Presidente della Camera. La dem Pina Picerno, invece, ne ha avute per tutti. Nel novembre 2022 accusò di omofobia Lucio Malan, che si era detto contrario ai matrimoni gay. È "abominevole la gente che la pensa come Malan" disse.

Nel 2023 attaccò anche Ignazio La Russa perché aveva osato dire che se avesse avuto un figlio gay gli sarebbe "dispiaciuto". Apriti cielo! La vera "sciagura è avere un padre omofobo" disse la Picerno. Eppure, oggi, tutti tacciono.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica