Quella sinistra attrazione che lega i grillini ai chavisti

Per Di Battista Maduro "è un democratico", per Cabras "in Venezuela c'è libera stampa". Di Maio fa il gaffeur

Quella sinistra attrazione che lega i grillini ai chavisti

Se il reddito di cittadinanza non dovesse funzionare, non c'è da scoraggiarsi, il Movimento ha già pronta una soluzione di riserva: emigrare in Venezuela.

Caracas, vista con gli occhi dei grillini, fa venire voglia di preparare le valigie. Intanto è un Paese che «attraversa una profonda fase di trasformazione, che ha permesso di raggiungere importanti obiettivi» (nero su bianco in una risoluzione parlamentare a primo firmatario l'attuale sottosegretario agli Esteri, il pentastellato doc Manlio Di Stefano). Quali obiettivi? Intanto, a dire di Alessandro Di Battista, ha «un governo democraticamente eletto», quello di Nicolas Maduro. Lo stesso che nell'estate del 2017 ha represso la rivolta di piazza facendo 120 morti e migliaia di feriti. Punti di vista. Infatti, per Alessandro Di Battista, «entrambi gli schieramenti fanno molti errori», come dire che il disastro bolivarista in Venezuela e la politica estera di Stati Uniti ed Europa «pari son».

Del resto, scandiva un'altra deputata grillina, «anche in Italia si sta male, ci sono tanti giovani senza lavoro a causa delle scriteriate politiche del governo Renzi». La stessa deputata, Ornella Bertorotta, si premurava di aggiungere che in Venezuela «ci sono anche cose buone come il programma di musica nelle scuole». Canta che ti passa, magari una cantata farà dimenticare ai venezuelani l'inflazione al 10 milioni per cento, la malnutrizione, la repressione del dissenso degna di un regime. Ma guai a dare del «dittatore comunista» a Nicolas Maduro come ha fatto il 23 gennaio il deputato Andrea Delmastro Delle Vedove (Fdi). L'espressione ha mandato su tutte le furie il grillino Pino Cabras, secondo cui in Venezuela «la stampa gode di un'ampia libertà», e «il sistema elettorale è tra i migliori al mondo», pur ammettendo a malincuore «alcune carenze dell'assetto istituzionale».

Cabras è certamente tra i fan più scatenati, ma la fascinazione per il bolivarismo è da anni una costante, soprattutto per l'ala movimentista dei Cinque stelle, i cui protagonisti sono al centro dei reportage di Alessandro Di Battista dall'America latina. E come dimenticare il pellegrinaggio sulla tomba di Hugo Chavez a marzo 2017, quando una delegazione di parlamentari M5s, composta da Manlio Di Stefano, Ornella Bertorotta e Vito Petrocelli, si recò in visita ufficiale in Venezuela sfilando a fianco dell'imbarazzante Maduro che commemorava il suo mentore.

Il tema risulta particolarmente imbarazzante per la coalizione gialloverde. E infatti la Lega tiene un profilo bassissimo, limitandosi a qualche sporadico tweet di «attenzione» alla situazione di Caracas e anche i pentastellati soffocano l'appoggio aperto all'amico Maduro, invocando semplicemente che si eviti la violenza e si fermi qualunque ingerenza straniera.

Ma i grillini negli anni non sono stati semplici simpatizzanti a chiacchiere di Maduro. In Parlamento hanno sempre fatto muro davanti a ogni tentativo di prendere posizione contro il regime venezuelano. Due giorni fa in commissione esteri il muro si è nuovamente alzato contro la proposta di Fdi di chiedere all'ambasciatore italiano di disertare ogni appuntamento pubblico con Maduro. E ieri Di Stefano ha aspramente criticato Macron per essersi schierato contro Maduro: «La Rete lo ha asfaltato».

Risultato: il governo italiano non si schiera. C'è chi ironizza: perché non sanno dov'è Caracas. E ricorda una vecchia gaffe di Luigi Di Maio, secondo cui «Renzi è come Pinochet in Venezuela». Invece sanno benissimo dov'è. Purtroppo.

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