Francesca Angeli
Roma Le gestione del post-terremoto non ha funzionato. Infatti ieri il governo ha varato il terzo decreto in quattro mesi per far fronte alle emergenze generate dal sisma. In particolare, sono previsti 41 milioni per il 2017 per il sostegno al reddito dei residenti nelle aree terremotate con Isee inferiore ai 6mila euro, mentre 35 milioni sono stati stanziati per gli allevatori e 80 milioni per le imprese. Come i precedenti anche questo decreto si fonda sulla sburocratizzazione degli appalti per la ricostruzione di scuole e di altri edifici strategici. Gli oltre centotrenta Comuni interessati godranno di una sorta di zona franca fiscale, con lo stop del pagamento delle tasse fino al 30 settembre. Imprese e cittadini residenti nel cratere, con il meccanismo della cosiddetta «busta paga pesante» potranno beneficiare della sospensione del pagamento Irpef. Previste, anche esenzioni per Ires, Irap, Tasi e Imu. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso di un'informativa al Senato ha inoltre ribadito quanto sottolineato nella lettera di risposta alla Commissione sui conti pubblici. «Il governo ha intenzione di stanziare una cifra superiore a un miliardo di euro per affrontare le conseguenze del sisma per finanziare misure che saranno adottate al più tardi entro fine aprile», ha dichiarato aggiungendo che è probabile che tali provvedimenti siano adottati anche prima di tale termine.
Migliaia di sfollati, tuttavia, sono ancora in attesa di una sistemazione definitiva, gli animali rischiano di morire dal freddo perché le strutture promesse non sono mai arrivate e con il disegno di legge delega di riordino della Protezione Civile attualmente all'esame del Senato le cose potrebbero anche peggiorare. Ne è convinto il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, Forza Italia, che ieri insieme agli altri senatori azzurri ha abbandonato polemicamente l'aula di Palazzo Madama facendo così slittare il voto finale a martedì per mancanza del numero legale.
Prima di tutto, sottolinea Gasparri, sono stati respinti in blocco tutti gli emendamenti presentati da Forza Italia che puntavano a migliorare il coordinamento all'interno del Dipartimento. La legge delega sarebbe comunque dovuta tornare alla Camera per alcune modifiche già apportate in Commissione dunque accogliere gli emendamenti non avrebbe rallentato ulteriormente l'iter della delega.
Il senatore azzurro Antonio D'Ali spiega che in particolare si puntava a rendere il sistema più efficiente e a dare certezza sulle responsabilità mentre il ddl disegna un apparato disarticolato che rischia di creare ulteriore confusione. «Il modello efficiente lo abbiamo ed è quello messo in piedi dal governo Berlusconi con a capo Bertolaso nonostante tutte le critiche che furono sollevate allora», ha sottolineato D'Alì.