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Smantellata rete di mariti stupratori in Europa. Almeno 57 arresti

Condividevano foto e consigli su come drogare le vittime in vari Paesi. Il precedente di Pelicot

Smantellata rete di mariti stupratori in Europa. Almeno 57 arresti
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Una vera e propria rete di stupratori diffusa in diversi Paesi europei che condivideva non solo le immagini delle aggressioni, ma anche consigli su come drogare e quindi violentare le donne.

Ma l'orrore non si ferma qui: le vittime non erano semplici sconosciute, ma mogli, partner e amiche. I numeri dell'indagine coordinata dall'Europol e guidata dalle autorità inglesi e tedesche, denominata operazione Medusa, sono impressionanti: 57 arresti, 156 identificati tra vittime e autori. La convinzione degli investigatori è di essere però di aver solo intaccato la superficie: si parla infatti di 113 indagini penali aperte e 274 nuove piste investigative con la partecipazione delle polizie di Germania, Regno Unito, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Brasile e Stati Uniti.

Comunità online di uomini unite dal desiderio perverso di condividere la loro brama di possesso nei confronti delle donne di cui avevano ottenuto la fiducia. Tra di loro si consigliavano non soltanto su quali sostanze usare per commettere lo stupro, ma anche quali farmaci sedativi regolarmente prescritti impiegare per causare nella vittima perdita di coscienza, amnesia e riduzione delle sue capacità di reagire. In questo modo gli stupratori cercavano di tutelarsi in caso che la vittima procedesse a denunciarli.

Siobhan Blake, responsabile nazionale della Procura della Corona britannica per i casi di stupro e reati sessuali gravi, nel corso di una riunione a Londra dal 22 al 24 giugno con gli investigatori di sette paesi, ha definito gli abusi come "i più orribili che abbia mai visto nella mia carriera. Le vittime subiscono violenze sessuali nelle proprie case, in una violazione estrema della fiducia. Questo tipo di reato prospera nel segreto, online e a porte chiuse".

Le dimensioni dell'operazione Medusa richiamano il caso di Gisèle Pelicot, la donna drogata e stuprata dal marito e da dozzine di uomini tra il 2011 e il 2020 nel villaggio di Mazan, nel Sud della Francia. Le indagini portarono all'identificazione di 50 stupratori di età compresa tra 21 e 74 anni.

Le indagini sulle violenze sessuali di Mazan hanno di fatto aperto la strada a numerosi indagini simili in tutta Europa, scoprendo quanto episodi in apparenza isolati possano essere in realtà collegati.

In una nota sull'operazione, Europol parla di "reti online in cui i responsabili oggettivano e disumanizzano le vittime. Utilizzano servizi di messaggistica crittografata, forum e gruppi di chat chiusi per scambiarsi esperienze, normalizzare comportamenti abusivi, facilitare il traffico illegale di farmaci soggetti a prescrizione e stupefacenti e coordinare atti criminali". Per le autorità investigative, si è di fronte a "una pianificazione dettagliata, il rafforzamento di azioni dannose e la condivisione di materiale" e a "un modello più ampio di comportamento organizzato e interconnesso".

Altro inquietante parallelismo con il caso Pelicot è che, secondo

gli investigatori dell'Europol, anche stavolta ci si potrebbe trovare dinanzi a violenze commesse per periodi lunghi anche anni e "perpetrate da individui che sfruttano una posizione di autorità professionale o di fiducia".

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