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La solitudine di Conte: "Non sono pessimista". Ma l'Europa lo snobba

Al vertice di Salisburgo chiede di condividere i migranti e aiuti all'Africa. Risposte: nessuna

La solitudine di Conte: "Non sono pessimista". Ma l'Europa lo snobba

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è arrivato a Salisburgo smorzando i toni sull'immigrazione e difendendo la posizione del governo. «Non stiamo sfruttando il tema in chiave elettorale, siamo distanti dalle urne - ha detto prima della cena con gli altri 27 capi di Stato e di governo -, ma l'immigrazione è un tema importante, che non si deve affrontare in termini emergenziali ma strutturali». Secondo il premier adesso è il momento di «operare secondo un meccanismo condiviso europeo», ma, anche se si definisce «non pessimista», sa anche lui che non sarà la città natale di Mozart la sede in cui questo si concretizzerà. Anche Matteo Salvini ieri ha detto di «aspettarsi poco» dal vertice che termina oggi, anche se «poi magari il presidente del Consiglio sarà più bravo, più fortunato, più efficace». L'appuntamento austriaco è piuttosto un passaggio necessario tra l'ultimo Consiglio europeo di giugno, finito con il famoso «impegno su base volontaria» degli Stati membri a condividere il flusso di migranti che sbarcano in Italia, Grecia e Spagna, e il prossimo, fissato per il 18 ottobre.

Quello di questi giorni, al contrario, è un incontro informale, vale a dire che non vi si possono adottare decisioni. Ma proseguire con la discussione, sì. Eppure, secondo fonti diplomatiche, l'Italia è destinata a non ricevere risposte alle sue richieste: rivedere il regolamento di Dublino, secondo cui il Paese di primo approdo è incaricato di trattare la domanda di asilo, cambiare le regole di Sophia, l'operazione Ue contro il traffico di migranti nel Mediterraneo centrale che ha l'obbligo di sbarcare i profughi in Italia (in scadenza a fine 2018, dev'essere rinegoziata), e convincere i colleghi a farsi carico di una fetta proporzionata di richiedenti asilo e a investire di più in Nord Africa. Nella conferenza stampa di oggi si saprà se si faranno passi avanti su questi temi. Per quanto riguarda Sophia, le speranze sono poche: anche l'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, Federica Mogherini, ha detto che un accordo sui porti di sbarco non è ancora stato raggiunto.

Di certo c'è che la strategia di Sebastian Kurz, cancelliere austriaco nonché presidente di turno del Consiglio dei ministri europei, è quella di spostare il focus della discussione sul potenziamento di Frontex, l'agenzia europea deputata al controllo delle frontiere esterne dell'Unione. La proposta è quella di aumentare il numero degli agenti a 10mila entro il 2020, come già sollecitato dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker la scorsa settimana. Salvini ieri si è augurato che a Salisburgo veda la luce il progetto di «una polizia di frontiera esterna che presidi i confini di un continente che non può essere lasciato alla gestione dei singoli». Eppure secondo Kurz Italia, Spagna e Grecia sarebbero scettiche sul rafforzamento di Frontex, «perché ne va dei loro diritti di sovranità e anche di preoccupazioni legate a una migliore registrazione dei migranti», dato che questi Paesi «forse non sono davvero scontenti che molti dei nuovi arrivati possano proseguire il loro viaggio verso l'Europa centrale», come ha spiegato in un'intervista al quotidiano Standard prima del vertice. Dichiaratamente contraria alla proposta austriaca, condivisa invece da Francia e Germania, è l'Ungheria: «Siamo capaci di proteggere da noi le nostre frontiere, e farlo è un nostro diritto.

Non c'è bisogno di Frontex per fermare l'immigrazione in Ungheria», ha detto il premier Viktor Orbán, che dal 2015 ha fatto erigere una barriera al confine meridionale con la Serbia per bloccare gli ingressi. In tutto ciò, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha invitato tutti a moderare i toni sul tema: «Fermiamo il gioco dello scaricabarile e evitiamo retoriche aggressive».

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