Solo Pisa salva la faccia delle università italiane

Nella "top 200" del mondo la Normale e Sant'Anna. Gli altri atenei sono molto più indietro in classifica

Solo Pisa salva la faccia delle università italiane

Due su duecento ce la fanno. Sono due entrambi a Pisa gli atenei italiani che, appunto, si aggiudicano un posto tra i migliori al mondo secondo la classifica diffusa dalla rivista inglese Times Higher Education: la Scuola Normale Superiore e la Scuola Superiore Sant'Anna. Due eccellenze italiane che svettano sul resto dei nostri atenei altrettanto noti e ricchi di tradizione. Il World University Ranking 2016 (la classifica delle migliori università nel mondo del 2016) ha preso in esame 980 atenei sparsi in 79 Paesi di tutto il pianeta (lo scorso anno concorrevano 800 università di 34 Paesi del mondo): poi ha misurato l'efficienza e le punte di diamante di ciascun ateneo su parametri specifici, e decretato che l'università migliore al mondo, attualmente, è Oxford. Segue la California Institute of Technology, poi la Stanford University e Cambrudge.

Atenei noti e corteggiati dai sogni di tutti gli studenti del mondo, quali Harvard e Princeton, sono al sesto e al settimo posto del ranking di quest'anno. Oltre il duecentesimo posto, università italiane come quella di Bologna, il Politecnico di Milano, la Libera Università di Bolzano, la Sapienza. Una delle condizioni necessarie per entrare nella rosa dei duecento di Times Higher Education Ranking consacrerebbe l'importanza della ricerca nei singoli atenei: la classifica, infatti, premia le università con almeno mille pubblicazioni in Scopus (database di articoli, saggi e pubblicazioni scientifiche) nell'arco di 5 anni, indipendentemente dal numero dei docenti dell'ateneo. Solo uno dei requisiti per essere presi in esame. Pisa regina delle corone d'ulivo, quelle che incorniciano il capo dei nostri studenti, da tradizione: le sue due Scuole Superiori, infatti, si qualificano come prestigiosi punti di riferimento nazionali. Gli unici, secondo questa classifica anglosassone che premia, tarati sui suoi parametri, soprattutto università angloamericane. «Insieme alla Normale - commenta il rettore della Sant'Anna, Pierdomenico Perata - manteniamo le nostre posizioni per l'Italia, a fronte di un aumento degli atenei presi in esame, confermandoci nella top 200 mondiale. L'Italia è il Paese europeo con i minori investimenti in ricerca eppure il nostro sistema di formazione e ricerca ha confermato di essere competitivo e, visti i requisiti stringenti per essere ammessi, è già una notizia positiva che sia aumentato il numero di università del nostro Paese prese in considerazione dal ranking. Ma prosegue il rettore è altrettanto chiaro che senza una inversione di tendenza nel finanziamento della ricerca e delle università, seguendo rigorosi criteri di merito, l'Italia non riuscirà a evitare il declino della formazione universitaria e della ricerca scientifica. Che condannerà il nostro Paese ad un futuro tutt'altro che roseo, soprattutto per le nuove generazioni».

In particolare, la Scuola Superiore Sant'Anna accarezza le vette della scorsa edizione, che, tenuto conto della sua età - nel 2017 saranno passati appena 30 anni dalla fondazione - l'aveva portata dritta nella top ten mondiale delle giovani università.

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