"Solo spacconate. Il pusher ferito? Era caduto"

La difesa di Falanga: "Estraneo alle violenze". Tutti i colleghi accusano Montella

I soldi a ventaglio fra le mani e i sorrisi sicuri paiono diventati il logo del branco della Levante: «Sui giornali è finita una foto vecchia presa dai social: ricorda una vincita alla lotteria». Trovano una spiegazione per ogni episodio, ogni orrore, i militari che ieri, nel secondo giorno di interrogatori, nel carcere delle Novate di Piacenza, hanno cominciato a parlare. Oltre a loro anche gli altri pusher intonano la stessa litania: «Rispondevamo solo a lui, se non ci stavamo, erano botte».

Un canto all'unisono anche se vagamente stonato che indica in Peppe Montella l'ideatore di questo romanzo scellerato di cui però tutti si sono ritrovati co autori. Un fraseggio talvolta da solisti per provare a dire che no; loro non avevano capito, non avevano visto o non c'erano. Così, gli addebiti più gravi vengono respinti. La sfuriata all'autosalone nel trevigiano per farsi fare uno sconto sull'Audi? Quella concessionaria oggi è sparita o non risulta all'indirizzo scritto nell'ordinanza, ed in ogni caso «Era una spacconata»: i toni della trattativa non sarebbero stati così «accesi».

Lo stesso per quel sangue da pulire con lo scottex mentre Israel, il pusher, è a terra, fresco di arresto e trattamento. «È caduto nell'inseguimento». Lo ripetono anche Daniele Mancini e Paolo Molaschi, difensori di Giacomo Falanga, classe 1981, da Pozzuoli a Somaglia per servire, da appuntato scelto, prima lo Stato poi, il delirio del collega. Lui ha chiarito la sua posizione in 2 ore di interrogatorio davanti al gip Luca Milano, professandosi estraneo «a qualsiasi violenza», senza lacrime, senza mani sul volto, come invece avevano fatto i colleghi sentiti venerdì.

In questo gioco dove le guardie sembrano diventate ladri e dove tutti, soprattutto, temevano di passare per infami, si delinea un obiettivo: marcare la differenza dal «Peppe» che si era fatto la villa, le auto e la bella vita. Loro, no: alloggi di servizio, compatibili con lo stipendio da militare, nessuna dolce vita. Solo uno dei sei militari ha scelto di non parlare. Salvatore Cappellano, 37 anni catanese, è appuntato scelto e vive a Rottofreno sul Trebbia, non lontano da uno dei locali coinvolti nell'indagine: a La Monella si esibiva Romina Pecorari che, fra un ballo e l'altro faceva passare anche le dosi ed infatti è finita nel giro di via Caccialupo. Secondo l'accusa e quell'ordinanza di 326 pagine che riassume 17mila intercettazioni, molti degli arresti erano gonfiati e condotti con metodi illegali. Le indagini si spingono indietro fino al 2017, per intensificarsi negli ultimi 5 mesi, durante il lockdown. Nel 2013 Piacenza aveva già assistito ad un'inchiesta simile e pesante: ad essere coinvolti allora sei poliziotti della squadra narcotici della Mobile per favoreggiamento della prostituzione, falsificazione d'atti d'ufficio. E la storia sembra ripetersi: ad indagare sette anni fa, prima di passare a Vigevano e poi a Cremona, fu proprio il maggiore dei carabinieri Rocco Papaleo, lo stesso che con le sue dichiarazioni, oggi ha contribuito a scoperchiare il vaso di Pandora sulla caserma di Piacenza. La città erò non ci sta: c'è chi si dice sorpreso, rattristato ed incredulo. Su tutti Guido Martucci barista che anni fa fu salvato proprio da Montella dopo un infarto dietro al bancone e che ai cronisti ricorda: «Beveva il caffé, mi ha salvato la vita».

Nelle vie vicino alla caserma tutti ricordano i modi affabili di quegli uomini in divisa. Nessun dubbio invece per i pusher e la varia umanità dei giardini Margherita: quando arrivavano quelli della Levante erano sempre guai. D'altro canto, secondo il tribunale, l'obiettivo era chiaro: produrre numeri, essere sempre i primi della classe, anche se questo significava gonfiare arresti e successi. A far chiarezza penserà anche l'indagine del tribunale militare, mentre il Ris di Parma, la settimana prossima, cercherà tracce di pestaggi nella caserma sigillata. I nuovi carabinieri operano ancora su unità mobili, mentre i vertici dell'Arma provinciale sono stati azzerati e non si esclude che possano esservi nuovi provvedimenti. Lunedì riprenderanno gli interrogatori: al coro mancano ancora alcune voci.

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Commenti

Totonno58

Dom, 26/07/2020 - 13:02

Sì sì, "si è ferito cadendo da solo"..."il colpo di pistola è partito accidentalmente", "eseguivamo ordini superiori", "si tratta solo di qualche mela marcia"...abbiamo imparato a memoria queste filastrocche, non siamo così stupidi, almeno trovatevi degli avvocati seri!

Brutio63

Dom, 26/07/2020 - 14:59

L’avvocato della difesa è un bravo acrobata arrampicatore di specchi. Hanno commesso reati gravissimi e meritano pene severissime da scontare in carcere militare ed inoltre dovrebbero essere condannati a lavori socialmente utili per pagare le spese di mantenimento in carcere di tale gentaglia che ha insozzato la divisa. Dai Martiri di Nassirya a questo schifo, povera Italia!

Fjr

Dom, 26/07/2020 - 17:40

Si sì,della serie io non c’ero e se c’ero menavo,tutti serpico e poi quando hanno davanti un magistrato a piangere come lady Oscar,in tempo di guerra sarebbero stati passati per le armi nelle migliore delle ipotesi degradati in piazza d’armi alla presenza dei colleghi,ma non solo baffi e binari anche qualche torre che sapeva e ha fatto finta di niente,in testa ai graduati ci sono gli ufficiali e anche li’ se andiamo a cercare qualche mela marcia.....