Lo spaccio ai tempi del virus. "Travestiti" da podisti o da rider delle consegne

Traffico invisibile: pusher e clienti fingono di andare a correre. Gli esperti: "Bloccati solo i grandi traffici"

Milano. Gli esperti delle forze dell'ordine non hanno dubbi: «Droga e socialità hanno lo stesso passo». E quando la socialità per il contagio si riduce ai minimi termini e i controlli si fanno più pressanti, gli stupefacenti si adeguano per continuare il business nonstop. Nessuno rischia la crisi d'astinenza, soprattutto da eroina e chi la smercia lo sa fin troppo bene. Così se nel boschetto da Rogoredo c'è il coprifuoco, se in giro non trovi uno straccio di magrebino e non c'è verso di «calarsi» una dose in pace, quel famoso passo cambia per trasformarsi in corsa o, magari, in biciclettata. Troppe improbabili tutine da runner in giro? Troppo tizi lungo i Navigli che con la corsa, la bici e la fatica c'entrano quanto un gatto con un pigiama? Se pensate che ci sia qualcosa sotto (oltre alla maglietta di tessuto tecnico, ovviamente) non sbagliate.

Durante i controlli di giovedì sera per il Coronavirus, la squadra investigativa del commissariato di Lambrate, a est di Milano, ha fermato alcuni riders, quei ragazzi con lo scatolone sulla schiena che portano i pasti a domicilio in bici. Con altri giovani, cercavano di riunirsi e bere alcolici in piazza Durante e in piazza Bottini. I poliziotti li hanno allontanati e fatti ritornare a casa. Guarda caso, immediatamente dopo e a due passi da lì, è stato arrestato un gambiano di 32 anni che aveva addosso della marijuana non era lì a prendere una boccata d'aria.

È vero: ancora non c'è un'indagine ufficiale sul fenomeno dei pusher del delivery su due ruote. Attività che, purtroppo spiace dirlo, ma molto ben si adatta al traffico di droga più spiccio, immediato e che può sfuggire ai controlli. Nei mesi scorsi però altri rider, seppur in casi isolati, erano stati sorpresi e portare cibo e dosi a casa al cliente e quindi arrestati.

Quello dell'eroina in un certo senso è un discorso a parte «Cerco droga, ne ho bisogno» ha risposto candidamente ieri un fiorentino 33enne a una pattuglia della polizia che lo aveva fermato nel corso dei controlli sulle misure anti contagio. Davanti agli sguardi stupiti degli agenti, l'uomo ha mostrato l'autocertificazione in cui aveva messo nero su bianco, come stato di necessità, l'acquisto di stupefacente. Per lui è scattata una denuncia.

«Quel che è totalmente fermo o quasi al momento è il grande traffico delle organizzazioni criminali» spiegano gli esperti dell'Antidroga. Facevano parte infatti di un carico partito 25 giorni prima dal Sudamerica e che non si poteva certo fermare in mezzo all'oceano i 140 chili di cocaina purissima (valore 16 milioni di euro) trovati lunedì notte dalle Fiamme Gialle durante un controllo su due uomini in auto per il Covid-19 al porto di Vado Ligure (Savona). Ma per i grossi quantitativi, le partite importanti, verso l'Italia al momento non si muove foglia. Non si rischia di perdere carichi di chili e chili di droga e vagonate di denaro. E non solo in mare ma anche da paesi come l'Olanda, da dove arrivano spesso auto imbottite di droga. «I colleghi si chiederebbero subito che ci fa un tizio che da Amsterdam raggiunge Milano in pieno contagio. E lo controllerebbero immediatamente» raccontano gli investigatori.

Un altro genere di «clienti» spariti dai giri sono quelli che vanno a comprare la dose di coca per fare serata in discoteca o dare il meglio di sé tra le lenzuola. «Un clima come quello creato dal Coronavirus ammazza quel tipo di consumatore che magari sniffa da vent'anni ma adesso non trova nemmeno un partner disposto a sballarsi con lui per paura del Covid» assicurano polizia e carabinieri. È un pezzo però, da molto prima del contagio, che nella città d'Italia dove si consuma più cocaina i trafficanti hanno reso invisibile il passaggio tra chi la droga la acquista e chi gliela vende, rendendolo invisibile. «Che adesso quegli stessi personaggi fingano, con tanto di mascherina, di andare a correre per trovare l'imbosco della droga, segnalato dal loro pusher di fiducia magari in un cespuglio o ai margini di un giardinetto, è qualcosa che abbiamo messo in conto dall'inizio del contagio» concludono sornioni gli investigatori lungo il Naviglio.

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Commenti

Altoviti

Sab, 21/03/2020 - 17:53

condannare gli psaccaitori all'ergastolo!