La caccia ai fantasmi è finita, o forse no. L'intuizione di uno scrittore è diventata un'inchiesta che rischia di riscrivere la storia del conflitto nella ex Jugoslavia e dell'assedio a una Sarajevo rimasta senza acqua, senza luce e senza cibo, costato la vita a 11.541 civili (tra cui 1.601 bambini). La Procura di Milano ha individuato il primo italiano (ma ce ne sarebbero almeno una mezza dozzina ancora vivi) tra gli almeno duecento provenienti da Triveneto, Piemonte o Lombardia che dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996 avrebbero sparato sui civili inermi durante l'assedio di Sarajevo. Il pm Alessandro Gobbis lunedì interrogherà un cittadino della provincia di Pordenone, ex autrasportatore 80enne col pallino della caccia, che secondo quanto riferito da una donna a una tv friulana in questi anni si sarebbe vantato di essere tra coloro che su pulmini partiti e tornati in 72 ore attraversavano semi indisturbati i check point in Croazia e in Bosnia.
All'identificazione i Ros sarebbero arrivati incrociando l'esposto di Ezio Gavazzeni (autore del bestseller Il Papa deve morire sulla pista armena dietro Ali Agca), assistito dall'ex pm Guido Salvini, con alcune testimonianze di italiani e serbi, tra cui un militare ex Ifor che aveva deposto al processo all'Aja contro Miloevic. Sedicente cattolico con dichiarate ed esibite simpatie per il Ventennio, grazie ai suoi contatti di lavoro nei Balcani l'uomo avrebbe partecipato a questi safari organizzati per centinaia di "cecchini del weekend" che da mezza Europa, Usa, Canada e Russia si facevano a Belgrado e poi Pale, a pochi chilometri dal quartier generale dell'esercito serbo, dove spadroneggiava il feroce Veselin Vlahovic detto Batko, condannato a 45 anni per crimini contro l'umanità su ordine di Radovan Karadzic e Ratko Mladic. Una ricostruzione di cui ha dato conto il Giornale il 18 luglio dell'anno scorso, con tanto di macabro tariffario: i bambini costavano di più, fino a 100 milioni delle vecchie lire, poi gli uomini (meglio in divisa e armati), le donne e infine i vecchi che si potevano uccidere gratis. Tra di loro non solo manager pubblici e privati del settore auto e sanitario ma anche borghesi col pallino della caccia o ex militari collezionisti di trofei "umani" con profili di psicopatologie o sadismo, che avrebbero speso centinaia di milioni di lire dell'epoca per sparare dalle colline di Grbavica, tagliata in due dal fiume Miljacka.
Una fonte in Bosnia-Erzegovina avrebbe riferito che già a fine 1993 l'intelligence bosniaca aveva avvertito i servizi segreti militari italiani.
Secondo l'ex 007 Edin Subaic, che avrebbe lavorato per questa macabra agenzia di viaggi attraverso l'ex compagnia aerea serba di charter e turismo Aviogenex agli ordini del criminale di guerra Jovica Staniic, già condannato dal Tribunale penale internazionale, spesso i bersagli venivano feriti gravemente in attesa che i soccorsi arrivassero per essere a loro volta colpiti.