Speranza ora scarica Arcuri. Ma sulle mascherine dice bugie

Il ministro dimentica che lo sdoganamento di Dpi irregolari è previsto da un decreto del governo Conte

Speranza ora scarica Arcuri. Ma sulle mascherine dice bugie

Chi ha autorizzato le mascherine «fallate» provenienti dalla Cina (l'ennesimo stock è stato sequestrato ieri a una Asl calabrese) e comprate dal governo tramite il commissario all'emergenza Domenico Arcuri, al centro di una serie di inchieste della magistratura? La domanda è risuonata ieri anche al Question time della Camera. Ma la risposta del ministro della Salute Roberto Speranza apre una serie di inquietanti interrogativi. «In merito alle autorizzazioni sulle mascherine c'è differenza fra quelle chirurgiche e quelle Ffp2 e Ffp3. Queste ultime non sono dispositivi medici, ma di protezione individuale e sono sotto la vigilanza di Mise e ministero del Lavoro», dice Speranza, tanto che «il 40% è stato respinto grazie a Nas e Agenzia delle dogane». Insomma, l'esponente Leu scarica Arcuri: «Il commissario agiva in base a norme speciali e poteva acquisire dispositivi in deroga».

Ma chi ha dato ad Arcuri i poteri speciali? Il decreto del 17 marzo 2020 di Giuseppe Conte. L'articolo 15 dispone la possibilità di produrre o importare in deroga alla marcatura CE, salvo poi eventualmente declassare i Dpi a «mascherine generiche». «Di fatto le Dogane, con le proprie istruzioni (disponibili in rete, ndr) affermano che il codice penale è sospeso in quanto anche la mascherine con il CE non idoneo può essere sdoganato condizionatamente a fronte di una autocertificazione», commenta una fonte, pronta a collaborare con i pm. Una barbarie giuridica. L'articolo 16 prevede che se sul posto di lavoro non ci sono Dpi certificati vanno bene anche le mascherine in deroga. Ma se le Dogane accertano che la marcatura non è idonea perché non le sequestrano e comunicano al magistrato la falsa marcatura? Poi il magistrato decide. Se sono buone le regala, se sono pessime le distrugge. E se l'importatore ha autocertificato il falso va denunciato. È falso in atto pubblico e frode doganale, vista l'indebita esenzione Iva», dice un'altra fonte: «Non è vero neanche che quelle sequestrate era il 40% ma 20 milioni su 4 miliardi, cioè il 5 per mille». Come quelle destinate nel Lazio di Nicola Zingaretti. Quante al commissario Arcuri? Nessuna...

Ma perché da febbraio all'estate 2020 l'Italia era clamorosamente sprovvista di mascherine, tanto da chiudere un occhio e mezzo sulla loro efficienza? E qui si torna al piano pandemico fantasma. Quello del 2006, vigente sebbene non aggiornato, aveva codificato tutto quello che c'era da fare in caso di pandemia. Prevedeva il censimento e lo stoccaggio di Dpi, farmaci antivirali, vaccini eccetera fino alle verifiche delle misure dopo la fine della prima ondata. Che cosa è stato fatto? Nulla. C'è una legge dello Stato che non è stata rispettata, e su questa ipotesi lavora la Procura di Bergamo, che indaga per epidemia colposa. La presenza di mascherine farlocche, è il ragionamento di una fonte vicina ai pm, spiegherebbe anche perché durante il lockdown i contagi aumentavano anziché diminuire. Chi poteva distinguerle? Quanti morti ci è costata l'avidità dei produttori e la barbarie giuridica che ha dato loro il via libera? È a queste domande che Speranza, il Cts, il ministero della Salute e l'intero esecutivo Conte devono rispondere.

Lo strumento è la commissione d'inchiesta parlamentare che dovrebbe insediarsi nei prossimi giorni. Un organismo il cui raggio d'azione dovrebbe allargarsi non solo alla gestione della pandemia ma anche alle speculazioni sulle mascherine e alle eventuali responsabilità di Arcuri. Invece ad oggi è stata fortemente depotenziata da una serie di emendamenti presentati da Lega, M5s e Pd. «Non ci stupiscono le dichiarazioni di Speranza quanto piuttosto quelle di chi oggi continua a criticarlo, dimenticandosi di averlo salvato dalla mozione di sfiducia», commenta a caldo Robert Lingard, consulente della difesa dei familiari delle vittime della Bergamasca. «Nemmeno mi stupisce che si vogliano istituire commissioni d'inchiesta sui presunti affari sulle mascherine e ci si ostini a livello parlamentare a non volere indagare sul perché l'Italia non ne avesse fatto stoccaggio». Ci penserà la Procura di Bergamo?

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