Ciò che sorprende di più entrando nella King's Gallery, di fianco a Buckingham Palace, è l'arcobaleno dei colori: l'intero pantone declinato su centinaia di abiti, dal rosso al rosa più tenue, dallo smeraldo brillante al verde acquamarina, dal blu notte al celeste polvere, dall'arancione solare al giallo pulcino. E poi tutte le sfumature del bianco, che non si crede possano esistere: bianco avorio, panna, latte, bianco argentato e ancora crema e bianco luna. Queen Elizabeth II: Her Life in Style, inaugurata il 10 aprile a Londra, è la mostra più completa mai allestita del guardaroba di una sovrana. La prefazione del sontuoso catalogo è stata affidata ad Anna Wintour, la direttrice di Vogue che ha ispirato il film cult Il diavolo veste Prada. L'esposizione omaggia il centenario della nascita di Lilli (21 aprile 1926), la regina più longeva della storia, salda sul trono per 70 anni.
Sono oltre duecento i pezzi da ammirare, una cavalcata attraverso dieci decadi di moda a braccetto con la Storia: perché fin da ragazzina, ancora principessa, Elisabetta volle che il suo guardaroba riflettesse l'autorevolezza del regno. Che fosse un abito da gran ballo, un cappottino o un'alta uniforme, ogni capo indossato era strategico allo scopo. E rigorosamente made in England, fatta eccezione per gli amati foulard in seta di Hermès dipinti con richiami all'equitazione, la sua passione più grande.
Il capo più sorprendente in esposizione è addirittura la vestina originale che la futura sovrana indossò per il battesimo: una tunica bianca in seta e pizzo che fece confezionare la regina Vittoria nel 1841, perché da allora in poi fosse utilizzata da tutti i neonati reali. Fu proprio Elisabetta, nel 2004, a chiedere alla sua sarta personale Angela Kelly di creare una copia identica di quella vestina, ormai troppo consunta.
Il vestito più leggendario, poi scimmiottato dai wedding designer di tutto il mondo, è invece quello da sposa, disegnato nel 1947 dal couturier Norman Hartnell, ispirato al dipinto La Primavera di Botticelli. Un capolavoro che ha richiesto l'opera di ben 350 ricamatrici: sul corpetto aderente dallo scollo a cuore, quasi osé per l'epoca, e sull'ampia gonna a pannelli in seta sono cuciti a mano 10 mila perle di fiume e cristalli; lo strascico è lungo 4,6 metri. L'abito nuziale fece scoppiare un mezzo caso politico: era da poco finita la guerra e il primo ministro volle sapere se per la seta fossero stati utilizzati bachi nemici, provenienti dal Giappone. Hartnell lo rassicurò: i bachi venivano dal Kent.
Esposto in una grande teca si trova l'abito dell'incoronazione, del 1953: Elisabetta lo volle simile a quello di nozze, ma decisamente più regale. Il solito Hartnell si superò: dicono che quel vestito oggi costerebbe circa due milioni di euro. La regina scelse l'ultimo di dieci bozzetti, che aveva ricamati i simboli dei Paesi sui quali Elisabetta avrebbe regnato: contrariamente ad oggi che perde i pezzi e viene infangata da misere vicende personali, all'epoca la monarchia britannica era un impero sconfinato. Dunque sull'abito furono ricamati con oro e gemme preziose la rosa dei Tudor, il cardo di Scozia, il trifoglio d'Irlanda, il porro del Galles. E poi, all'infinito, la foglia d'acero del Canada, la felce della Nuova Zelanda, la mimosa d'Australia, il fiore di loto dell'india e quello di Ceylon, la protea del Sud Africa, il grano del Pakistan... Per la sovrana, l'amico sarto azzardò una minuscola sorpresa: un quadrifoglio in filo di seta sul fianco sinistro, all'altezza della mano. Un portafortuna di haute couture che Elisabetta non dimenticò mai.
Ma in mostra c'è molto altro. I vestiti da sera lunghi anni Settanta dalle mille stampe in chiffon fluido creati da Hardy Amies; i cappottini avvitati in velluto ispirati alla moda di Dior; i kilt in tartan abbinati alle giacche in tweed per il tempo libero. E poi i cappelli di ogni foggia e colore, accessorio cui la regina non ha mai rinunciato, anche per una questione di sicurezza: con il suo metro e 59 di altezza, e sempre i mocassini dal tacco basso, doveva risultare visibile alla scorta anche in mezzo alla folla. A proposito di accessori, non mancano le borsette Launer di vernice nera, personalizzate in otto ore di lavoro, che la regina portava sempre con la mano sinistra.
Guai quando cambiava braccio: significava che si era stufata di conversare con l'ospite di turno e il suo entourage era prontissimo a cogliere il gesto. "Non mi sento vestita senza la borsa", diceva la sovrana: in effetti anche quando si spostava da una stanza all'altra nei suoi castelli l'aveva sempre al braccio.
Come in quell'ultima sua fotografia del 6 settembre 2022, scattata a Balmoral, il buen ritiro preferito: con un golfino azzurro polvere in cachemire e una gonna scozzese con tenui righe celesti e rosse, posava davanti al camino con una Launer al polso. Due giorni dopo la regina sarebbe volata via, portando con sé il suo mondo di impareggiabile eleganza.